di Romeo Farinella
È sempre difficile dialogare con le argomentazioni del centro-destra perché sono sovente assertive e demagogiche. Raramente contestano un provvedimento o una scelta di politica in maniera argomentata, si dichiarano contrari, punto. Le prese di posizione sono rivolte ad acquisire il consenso del cittadino/individuo e non a proporre politiche rivolte al bene comune e collettivo. Il vicesindaco Balboni dichiara che l’annullamento da parte del Tar del progetto “Città 30” del Comune di Bologna è “una lezione clamorosa… che ci rende fieri di essere diversi”. Si tratta di una affermazione ideologica che non entra nel merito del problema e della scelta, partendo dai fatti. Provo a indicarne tre.
Per il primo fatto parto dalla affermazione di Balboni, secondo cui i cittadini non sono stati ascoltati dalla giunta Lepore e questa sentenza gli rende giustizia. In realtà questi cittadini sono due tassisti ma il concetto di cittadinanza è molto più articolato, complesso e presenta al proprio interno molte differenze: i cittadini non sono mai tutti contro o tutti a favore, per fortuna. Inoltre, la sentenza del Tar non rigetta l’idea della “Città 30” come obiettivo di politica urbana ma rileva la mancanza di motivazioni puntuali, tratto per tratto: quindi il provvedimento è stato attuato in maniera generalizzata. Il comune di Bologna ha già risposto dicendo che modificherà o integrerà gli atti per rispondere alle obiezioni del Tar.
Secondo fatto: l’arroganza di essere detentori di verità, non argomentate e non confrontate con la realtà e con le tendenze in corso nel contesto sociopolitico e culturale nel quale Ferrara è inserita, è un altro indice di populismo. Nell’Unione Europa, la politica della “Città 30” è una realtà molto diffusa e praticata anche nelle aree storiche e periferiche importanti. Ne cito solo alcune: Grenoble, Lione, Bilbao, Barcellona, Bruxelles, Gand, Stoccolma, Copenaghen, Lubiana e tante altre.
Ovviamente le misure sono adattate alle esigenze delle varie città ma si tratta in ogni caso di una scelta strutturata e inserita all’interno di una strategia di mobilità sostenibile, incentrata sul trasporto pubblico. Molte di queste città sono governate da coalizioni centriste o di centro-destra (o meglio conservatrici/liberali).
Questo è un aspetto da segnalare anche perché conferma l’approccio ideologico (che va al di là dei fatti) del vicesindaco di Ferrara. La Zona 30 in Europa non è una politica “di sinistra” in senso stretto, ma una misura trasversale, motivata da sicurezza stradale, qualità urbana e riduzione dei costi sociali (incidenti, sanità).
Terzo e ultimo aspetto. Veniamo a Ferrara e concentriamoci su di una strada: Corso Isonzo. Questa strada, insieme a Corso Giovecca-Viale Cavour, all’asse Porta Mare- Biagio Rossetti -Porta Po, ad alcune strade che seguono il perimento delle mura, a via XX Settembre, via Bologna ecc., e tra le più trafficate in ora di punta (600 veicoli stimati l’ora che possono arrivare anche a 800). Nel periodo dal 2004 al 2024 il numero totale di incidenti gravi registrato in Corso Isonzo è stato di 211 (in media, circa 10 all’anno), con 2 morti e 234 feriti (in media, 11 all’anno).
La domanda che pongo, non solo al vicensindaco: questi dati sono ideologici o ci potrebbero permettere di aprire una riflessione comune condivisa, pacata e argomentata su come gestire il fatto che Ferrara è una città attraversata quotidianamente da troppe auto? L’incidentalità e la qualità dell’aria, causata dai gas di scarico delle auto, costituiscono due criticità che i dati rendono evidenti o no? Perché, se si ritiene che non costituiscano una criticità, significa che 2 morti e 234 feriti in dieci anni sono un prezzo da pagare per garantire fluido e frizzante il traffico delle nostre auto. Così come i seri problemi alla salute, generati dalle emissioni dei gas di scarico: problemi respiratori, malattie cardiovascolari, tumori, danni al sistema nervoso, effetti in gravidanza (fonte: OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità -)
Affermare che a Ferrara “siamo orgogliosi” della bocciatura (amministrativa non politica) da parte del Tar della misura del Comune di Bologna (che è di sinistra; quindi, un avversario) è dettato dall’adesione politica che, in questo momento storico, questa amministrazione ha in città. Ma non è certo una politica di futuro e di prospettiva, visto che le più importanti città europee vanno in tutt’altra direzione.
Sbagliano più di 200 città europee e abbiamo ragione noi di Ferrara? Si tratta di capire se noi ci orientiamo verso un modello a congestione cronica da traffico, tipo Mumbai, o verso un modello a mobilità fluida e sostenibile, grazie all’intreccio tra velocità ridotta per le auto, rete ciclabile e diffusione della mobilità pubblica come a Copenaghen.
Si tratta di scelte che non richiedono risposte fumose o posizioni ideologicamente inalberate. Quindi, vicesindaco concordo con lei che quella di Bologna è una “lezione clamorosa” ma per motivi opposti ai suoi.
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