Economia e Lavoro
24 Gennaio 2026
Dura presa di posizione del sindacato: "Abbiamo chiesto un incontro urgente all'Ausl. Richiesta tuttora inascoltata"

Aggressione in Psichiatria a Cona. Fials: “I sanitari non sono carne da macello”

di Redazione | 2 min

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“Non possiamo continuare a classificare o liquidare come eventi scontati le azioni aggressive avvenute in un contesto psichiatrico. I professionisti non sono carne macello”. Si alza forte il grido di denuncia del sindacato Fials, dopo la notizia di cronaca pubblicata lo scorso 19 gennaio, quando un paziente italiano di 20 anni ha minacciato di morte e successivamente aggredito i sanitari in servizio all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Sant’Anna di Cona, dove il giovane era ricoverato.

Il bilancio parla di sette tra infermieri e medici malmenati, che hanno riportato lesioni, e per alcuni di essi è stata formulata una prognosi che va dai 7 ai 10 giorni.

“Quest’ultimo episodio – afferma la Fials – deve fare riflettere seriamente i vertici aziendali sulla cause della recrudescenza della violenza all’interno del Spdc di Cona, su cui pesano le trasformazioni avvenute in questi ultimi anni. Tra esse, l’inserimento di nuove tipologie di utenti su cui avevamo attenzionato i vertici aziendali con tre lettere in cui davamo voce a infermieri e oss stremati, che continuavano a segnalare l’incremento degli agiti aggressivi attribuendola principalmente proprio al modificarsi e all’arricchirsi di ricoverati adulti e minori, affetti da disabilità intellettiva, tossicodipendenza, alcolismo, psicosi gravi, soggetti violenti e con pendenze penali”.

Per il sindacato, quindi, la situazione “è stata sottovalutata, è sfuggita di mano, considerato i tanti episodi rimasti in ombra e quest’ultimo emerso per la gravità dei fatti e per l’intervento delle forze dell’ordine. Una situazione grave che dimostra il fallimento delle azioni messe in campo fino ad oggi da chi di competenza fino ai diversi livelli di responsabilità, insufficienti a garantire la dovuta sicurezza ai professionisti in servizio, a garantire la reale presa in carico e l’appropriatezza del setting, delle cure e dell’assistenza necessarie alla popolazione affetta da problemi mentali gravi, dalle dipendenze patologiche, ai soggetti violenti”.

Vittima del sistema – per la Fials – è anche il 20enne, trasferito ora nel carcere di Ferrara, “struttura – sottolinea il sindacato – che risente di un importate sovraffollamento di detenuti, in cui operano in condizioni di forte criticità organizzativa gli infermieri dipendenti Ausl, che temono anch’essi per la propria sicurezza ed incolumità e che ci ha indotto a chiedere un incontro urgente all’Ausl, richiesta tuttora inascoltata”. “Lanciamo un appello alle istituzioni – chiude il sindacato – perchè la salute mentale non sia uno slogan ma un obiettivo da perseguire e raggiungere come pure sicurezza e benessere organizzativo nei luoghi di lavoro”.

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