Sono operativi sul campo già dal 19 gennaio, nelle ore più critiche del passaggio del ciclone Harry che ha colpito duramente la Sardegna e altre aree del basso Mediterraneo. I ricercatori del gruppo Costuf (COastal STudy Unit of Ferrara) del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara stanno monitorando in tempo reale l’evoluzione dell’evento per studiarne l’impatto sulle coste e supportare, con dati scientifici, la pianificazione delle emergenze future.
Il tempestivo intervento del team Unife ha l’obiettivo di raccogliere misure dirette e produrre mappe di allagamento e di danno alle infrastrutture costiere e ai beni privati: “Il nostro intervento immediato serve a fornire strumenti utili prima che si verifichi un altro evento di questa portata, così da permettere alle autorità competenti una migliore pianificazione degli interventi di emergenza”, spiega Paolo Ciavola, coordinatore del gruppo Costuf. “Questi fenomeni estremi nel Mediterraneo non sono nuovi: in meteorologia sono noti come medicanes, cicloni simil-tropicali che si sviluppano nel Mediterraneo orientale spostandosi verso le coste ioniche dell’Italia meridionale. Harry è stato un ciclone particolare perché rimasto “bloccato” sulle coste siciliane, calabresi e sarde per circa 72 ore. Parliamo di un evento con una probabilità di apparizione da definire analizzando i dati, ma certamente ultradecennale”.
In questo contesto, la rapidità è un fattore chiave. “È fondamentale riuscire a intervenire entro 24 ore dal momento in cui le previsioni meteo diventano affidabili”, prosegue Ciavola. “Grazie a diversi finanziamenti europei, il nostro gruppo lavora da oltre dieci anni allo sviluppo di protocolli di rilievo morfologico e di valutazione dei danni. I modelli numerici sono strumenti preziosi, ma la misura diretta sul campo rimane insostituibile”.
Un lavoro complesso e impegnativo, anche dal punto di vista umano: “Essere presenti sul campo significa operare in condizioni estreme, esposti a freddo, pioggia e venti che possono superare i 100 chilometri orari”, racconta Sara Augusti, dottoranda impegnata nelle attività di monitoraggio insieme all’assegnista Antonis Chatzipavlis. “Ma è un passaggio necessario: qualunque modello o algoritmo sviluppato in laboratorio deve essere prima “addestrato” su dati reali”.
L’impegno dell’Università di Ferrara nello studio dei fenomeni estremi costieri si struttura nel 2008, con il progetto europeo Micore, e si è successivamente ampliato a livello continentale grazie a Ecfas, progetto coordinato dalla professoressa Clara Armaroli dell’Università di Bologna.
Oggi la ricerca prosegue anche attraverso collaborazioni strategiche. “Stiamo lavorando allo sviluppo di un sistema di pre-allerta per le inondazioni costiere grazie a un accordo con l’Università di Cagliari, tramite il progetto Neptune sotto la responsabilità scientifica del collega Sandro DeMuro”, conclude Ciavola. “In particolare, il laboratorio Medcoastlab osserva la spiaggia del Poetto attraverso diverse tecnologie di rilievo sul campo e sistemi di monitoraggio da remoto, integrando competenze e dati per una gestione sempre più efficace del rischio costiero”.
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