L’intensità di Veneer al Jazz Club
Domenica 1 febbraio, ospite al Torrione Veneer per la consueta rassegna Serico Tonale a cura di Istantanea
Domenica 1 febbraio, ospite al Torrione Veneer per la consueta rassegna Serico Tonale a cura di Istantanea
Domenica 1° febbraio alle 10.30 la rassegna Ferrara Musica al Ridotto propone un concerto del pianista Raffaello Bellavista con un programma che analizza il dialogo tra la scrittura pianistica accademica e le tradizioni musicali popolari
Nuovo appuntamento con Ferrara in Jazz 2025–2026, la rassegna curata dal Jazz Club Ferrara giunta alla sua XXVII edizione. Sabato 31 gennaio alle 21.30 salirà sul palco il Dan Weiss Quartet
Uno spettacolo di teatro d’attore e teatro visuale, che racconta, con semplicità e poesia, la storia di una pallina colorata che cambia forma e colore attraversando le stagioni, trasformandosi continuamente
Venerdì 30 gennaio ospiti del Torrione, Alkord: un ensemble multiforme che unisce musicisti classici e moderni in una musica intensa e comunicativa
Giovedì 19 febbraio il Cinema Boldini in Sala Estense ospita la proiezione serale di “We Are Making a Film About Mark Fisher”, film di Simon Poulter (Close and Remote), in versione originale con sottotitoli italiani. La proiezione ferrarese rientra tra le poche date in Italia in prima esclusiva.
Nato tra 2024 e 2025 e costruito coinvolgendo una comunità di settanta persone tramite Instagram, il progetto sceglie una forma coerente con ciò che Fisher ha insegnato a generazioni di lettrici e lettori: una produzione culturale “decapitalizzata”, senza budget, senza studio, senza timbri istituzionali, dove il lavoro collettivo non è uno sfondo, ma il punto. Qui il DIY non è un mito individualista: è una pratica di cooperazione, un modo concreto di rimettere in circolo solidarietà e immaginazione quando il presente sembra chiedere soltanto rassegnazione.
Il film si muove per capitoli, attraversando un paesaggio esplicitamente “hauntologico”: luoghi, segni, frasi che sono diventate lingua quotidiana e insieme ferita politica. Fisher non viene trattato come un santino teorico, ma come un segnale ancora attivo nella perma-crisi di questi anni: la rete come campo di battaglia affettivo, la cultura pop come infrastruttura, la depressione come dispositivo politico, la promessa di futuri mai realizzati che continua a bussare. E la domanda, sempre la stessa, che il film prova a tenere aperta senza nostalgia: come si torna a fare gruppo, come si esce dal doom-scroll, come si ricomincia a costruire agency collettiva tra macerie e desiderio.
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