Egregio Direttore,
scrivo come semplice cittadino, colpito non solo dalla gravità dell’incendio al Grattacielo e dalle difficoltà vissute dagli sfollati, ma anche dal modo in cui, ancora una volta, il dibattito pubblico rischia di trasformare un’emergenza reale in una sterile contrapposizione politica.
In momenti come questi la solidarietà deve avere un ruolo centrale, e nessuno mette in discussione il dovere delle istituzioni di garantire assistenza immediata, sicurezza e supporto alle persone coinvolte. Il Comune, in questo senso, ha fatto ciò che era giusto fare nella fase dell’emergenza.
Ciò che però colpisce è l’incapacità della politica di andare oltre lo schema del “contro”, anche quando sarebbe necessario costruire una sintesi responsabile. Invece di distinguere tra ciò che è doveroso e ciò che è discrezionale, tra emergenza e gestione strutturale, si preferisce alimentare una narrazione che addossa colpe e semplifica problemi complessi.
Non esiste, va ricordato, un obbligo giuridico che imponga al Comune di farsi carico a medio o lungo termine dell’ospitalità degli sfollati in strutture alberghiere, sostituendosi di fatto ai proprietari privati, ai condomìni o alle assicurazioni. Trasformare una scelta eventuale in un dovere morale assoluto significa ignorare il tema dell’equità e della sostenibilità delle risorse pubbliche.
La vera responsabilità istituzionale, a mio parere, dovrebbe consistere nel coordinare, facilitare e vigilare: coinvolgere le proprietà, gli amministratori condominiali, le coperture assicurative, utilizzare in modo temporaneo e mirato il patrimonio pubblico qualora disponibile, concentrare l’aiuto su chi è realmente fragile. Questo sarebbe un esercizio serio di solidarietà, non uno slogan.
Anche nei momenti difficili, forse soprattutto in quelli, la politica dovrebbe saper costruire soluzioni e non limitarsi a contrapposizioni ideologiche che non aiutano né gli sfollati né la città.
Alessandro Scalambra