È stato rimesso in libertà Raed Al Salahat, uno degli indagati dell'”inchiesta Hamas” che ha toccato anche il carcere di Ferrara. Il provvedimento è arrivato dal Tribunale del Riesame di Genova, che ha annullato tre misure cautelari eseguite a fine dicembre. La decisione segna un passaggio rilevante per il filone ferrarese dell’indagine, dove Al Salahat era detenuto in regime di alta sicurezza.
Al Salahat, indicato come referente per Firenze e la Toscana e membro del board della European Palestinians Conference, è stato scarcerato dopo che, nel corso dell’udienza del 16 gennaio durata oltre dieci ore, la difesa ha evidenziato criticità nelle trascrizione di alcune intercettazioni. Secondo il suo legale, errori e incongruenze emerse durante il contraddittorio avrebbero inciso sulla tenuta delle esigenze cautelari.
Sorte diversa invece per l’altro detenuto in via Arginone: Yaser Elasaly, ritenuto responsabile della filiale milanese insieme a Ra’ed Dawoud, era detenuto con Al Salahat senza la possibilità di avere colloqui familiari. Elasaly, ancora in carcere, è stato trasferimento in un istituto detentivo, probabilmente nel Sud Italia.
Per Mohammad Hannoun, ritenuto dagli inquirenti il vertice della presunta rete italiana di Hamas, la detenzione resta confermata nel carcere di Terni. I giudici si sono riservati fino a trenta giorni per il deposito delle motivazioni, rinviando così l’avvio dei termini per eventuali ricorsi.
Il dibattito processuale si concentra sull’utilizzabilità del materiale informativo proveniente da Israele. Le difese, in modo trasversale, sostengono che quella documentazione non possa sostenere né le misure cautelari né un futuro giudizio di merito. La Procura ribadisce la correttezza dell’impostazione seguita, richiamando le linee guida di Eurojust e del Consiglio d’Europa sull’uso di atti provenienti da contesti di conflitto. Gli inquirenti avrebbero inoltre verificato la solidità dell’impianto accusatorio anche prescindendo da quei contributi e stanno valutando un ricorso in Cassazione contro le scarcerazioni.
Secondo l’accusa, dunque, nel corso degli anni sarebbero stati convogliati milioni di euro, formalmente destinati a finalità umanitarie per Gaza, ma in larga parte – secondo la magistratura – dirottati verso strutture riconducibili ad Hamas. Le difese annunciano battaglia: è probabile un ricorso in Cassazione anche per gli indagati tuttora detenuti, mentre non è esclusa un’iniziativa analoga in Procura. Le prossime settimane, con il deposito delle motivazioni del Riesame, saranno decisive per capire se e come l’inchiesta proseguirà.
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