Inizialmente condannato a nove anni di carcere, il collegio giudicante della Corte d’Appello del tribunale di Bologna hanno ridotto la pena a sette anni di carcere, confermando comunque l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata ai danni del figlio minorenne da parte di un padre.
La difesa dell’uomo però non ci sta con la decisione, dal momento che, lo scorso 9 settembre, dopo l’audizione disposta a seguito della rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, il bimbo – oggi ragazzo – ha riferito che quanto aveva dichiarato in primo grado non era vero.
Non solo ha negato gli abusi inizialmente raccontati, ma ha anche riferito che col padre aveva sempre avuto un rapporto sano.
Ma andiamo per gradi. I fatti risalgono al 2014, anche se la storia viene a galla solamente tre anni dopo, nel 2017. Quando, secondo l’accusa, l’uomo – oggi 57enne – avrebbe in più occasioni costretto il figlioletto – che all’epoca dei fatti aveva 6 anni – ad avere rapporti di natura sessuale mentre erano in doccia o erano sul letto e a fare giochi sessualmente espliciti con l’uso di caramelle dalle forme ambigue.
Durante le indagini preliminari, in sede di incidente probatorio, il bimbo viene sentito anche in audizione protetta e considerato attendibile dai giudici, ma alcuni degli episodi emersi inizialmente finiscono per ‘scomparire’ dal racconto.
In udienza poi la madre riferisce che il figlio le aveva detto di aver dichiarato certe cose solo perché era piccolo e aveva inventato tutto.
Anche per questi motivi quindi la difesa dell’uomo accusato – rappresentata dall’avvocato Enrico Segala – chiede di assolvere il proprio assistito. La Procura di Ferrara invece chiede sette anni, richiesta a cui si associa anche la parte civile.
Alla fine – a luglio 2022 – l’uomo viene condannato dal collegio del tribunale di Ferrara a nove anni.
Oltre alla pena detentiva, il giudice collegiale impone un risarcimento di 50mila euro alla parte civile e l’interdizione dai pubblici uffici e dagli istituti giuridici della tutela e della curatela per l’uomo.
Ieri (martedì 20 gennaio) il procedimento è tornato in aula per il secondo capitolo della delicata vicenda giudiziaria, con la Corte d’Appello di Bologna che ha confermato l’accusa, pur diminuendo la pena iniziale da nove a sette anni.
La sentenza non è stata accolta con favore dalla difesa dell’imputato. Dopo la lettura del dispositivo, l’avvocato Enrico Segala ha ricordato come, sentito nuovamente lo scorso 9 settembre nel processo di secondo grado, il figlio dell’uomo – oggi 17enne – abbia “smontato ogni fondamento dell’accusa, dichiarando espressamente che i fatti contestati erano frutto di fantasia”.
Il legale ha precisato che il ragazzo ha fornito una “genuina ricostruzione dei fatti“, confermando che “tutto è stato oggetto di finzione fantasiosa”. Una versione che, secondo Segala, “spiega retroattivamente tutte le ambiguità emerse negli atti: questi fatti non sono mai esistiti”. Ha inoltre sottolineato come il giovane non abbia mai ritrattato le dichiarazioni rese in primo grado, neppure nel giudizio d’Appello.
“Oggi è arrivata una condanna a sette anni di reclusione per un padre che, da dieci anni, non ha potuto vedere suo figlio”, ha proseguito l’avvocato. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. “Sarà un compito arduo per la Corte d’Appello – ha concluso l’avvocato Segala, con amarezza – giustificare la costruzione narrativa istituzionale che si è creata e autoalimentata“.
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