Cronaca
21 Gennaio 2026
Via libera definitivo del tribunale di Ferrara. L'imputato aveva trovato un accordo economico per risarcire il danno e aveva presentato una certificazione medico-sanitaria con cui aveva attestato l'inizio di un percorso terapeutico

Adescò una studentessa. Il prof farà oltre cinquecento ore di lavori di pubblica utilità

di Davide Soattin | 2 min

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Dovrà fare oltre cinquecento ore di lavori di pubblica utilità – 576 in tutto – il 48enne professore ferrarese finito a processo con l’accusa di aver aver approfittato del proprio ruolo di docente per adescare una giovanissima studentessa che frequentava una scuola secondaria di primo grado della provincia di Ferrara, dove l’uomo insegnava.

È quanto previsto dal programma di messa alla prova stilato dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna a cui ieri (martedì 20 gennaio) il giudice Giuseppe Palasciano ha dato ufficialmente il via libera, sospendendo il processo per un anno.

Nella precedente udienza, l’imputato – accusato di adescamento di minore – aveva già raggiunto un accordo economico per il risarcimento del danno a favore della parte civile, assistita dall’avvocato Simone Bianchi, producendo anche una certificazione medico-sanitaria che attestava l’inizio di un percorso terapeutico psicologico dopo quanto accaduto.

I fatti finiti sotto la lente della magistratura risalgono all’inizio di dicembre 2024, a seguito della denuncia della madre della ragazzina, che nel frattempo ha già cambiato scuola.

Secondo il pm Augusto Borghini della Procura di Bologna, approfittando del proprio ruolo, l’uomo avrebbe indotto la ragazzina – che ha meno di 14 anni – a compiere atti di natura sessuale, senza mai avere rapporti. E lo avrebbe fatto raccontandole – come recita il capo di imputazione – le proprie fantasie erotiche. Lo avrebbe fatto di persona e tramite uno fitto scambio di messaggi su Whatsapp. Oltre 10mila, secondo il consulente informatico della Procura che ha trovato anche tracce di telefonate e videochiamate tra i due, una delle quali di oltre un’ora e cinquanta minuti.

Un comportamento che, secondo la Procura di Bologna, avrebbe portato l’uomo a guadagnarsi la fiducia della vittima. Al punto tale che – secondo quella che è l’accusa – si sarebbe spinto anche a comportamenti morbosi, come baci e carezze. Così come, dalle consulenze informatiche eseguite su telefono, tablet e pc dell’insegnante, non sarebbero emersi file contenenti foto o video pedopornografici, né foto della ragazzina.

Il processo tornerà in aula tra oltre un anno – il 2 luglio 2027 – per la verifica dell’espletamento del programma da parte dell’imputato.

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