Economia e Lavoro
21 Gennaio 2026
Il presidente di Cia Ferrara a Strasburgo per protestare davanti al Parlamento europeo: "Servono garanzie vere sul reddito degli agricoltori, sulla qualità del cibo e sulla tutela dei territori"

Accordo UE–Mercosur. Calderoni: “A pagare il prezzo più caro i piccoli e medi agricoltori”

di Redazione | 3 min

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“Oggi siamo a Strasburgo insieme a centinaia di agricoltori provenienti da tutta Italia per manifestare contro l’Accordo UE–Mercosur che, così com’è – senza reciprocità piena e controlli serrati – non offre garanzie alle nostre aziende agricole, ai nostri territori e tantomeno ai consumatori” – spiega il presidente di Cia-Ferrara, Stefano Calderoni, a Strasburgo con una delegazione ferrarese di cui fanno parte anche il vicepresidente Massimo Piva e Jennifer Felloni, membro del comitato esecutivo dell’associazione.

La protesta di Cia-Agricoltori Italiani vuole accendere i riflettori “sui numeri drammatici” dell’accordo Ue-Mercosur e dire chiaramente al Parlamento Europeo che “così non può passare”. Parlano di circa 40.000 posti di lavoro a rischio nell’agroalimentare in Europa ma anche di “falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani”.

Preoccupa, in uno scenario di aumento dell’import a condizioni più favorevoli, come una maggiore disponibilità di prodotto possa esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere a partire dal settore zootecnico. Nello specifico “i paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato a sole 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro”.

Nell’ortofrutticolo, invece, l’Ue attualmente importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi oggi modesti che preoccupano Cia poiché con i dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani.

Particolarmente rilevante un dato sul riso che riguarda la concorrenza dei Paesi Mercosur all’export italiano: “Nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate, per un valore delle esportazioni di 680 milioni di euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue. Eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri”.

Ma l’allarme su cui Cia pone maggiormente l’accento è quello per la carenza di controlli sulle importazioni: “Il rischio è elevatissimo e riguarda la fiducia dei consumatori. Bastano pochi casi negativi (anche isolati, come per l’estradiolo) per trascinare i consumatori verso la diffidenza nei confronti di filiere come carni, ortofrutta e riso, con effetti reputazionali devastanti per le aziende Made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti”.

“L’accordo – spiega Calderoni – apre il mercato europeo a grandi quantità di prodotti a basso costo ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali più bassi dei nostri. In questo modo si crea una concorrenza sleale che porterà alla crisi intere filiere e non garantirà ai consumatori cibo sano e controllato, a discapito della loro salute. A pagare il prezzo più alto saranno i piccoli e medi produttori, già schiacciati da margini ridotti e costi di produzione in crescita. Questo modello favorisce le multinazionali agro-industriali, incentiva monocolture e agricoltura intensiva, alimenta la deforestazione e rischia di accelerare l’abbandono delle campagne e lo spopolamento delle aree rurali”.

“Le clausole di salvaguardia sono deboli – conclude il presidente di Cia Ferrara – e le risorse annunciate non bastano a compensare i danni potenziali. Per questo chiediamo un cambio di rotta: servono garanzie vere sul reddito degli agricoltori, sulla qualità del cibo e sulla tutela dei territori. Senza risposte concrete e vincolanti, questo accordo non può essere accettato e la nostra mobilitazione continuerà a oltranza anche nelle piazze italiane”.

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