Ferrara torna a confrontarsi con le conseguenze dell’incendio che, nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, ha colpito la Torre B del grattacielo di via Felisatti 5, rendendo necessario lo sgombero di circa 200 persone, “attualmente impossibilitate a fare rientro nelle proprie abitazioni, a tempo indeterminato”. A portare la questione in Consiglio comunale è un’interrogazione a question time rivolta al sindaco e alla giunta dalla presidente del gruppo consiliare La Comune di Ferrara, Anna Zonari.
Nel testo si sottolinea come tra gli sfollati vi siano “decine di nuclei e singoli che vivono e lavorano regolarmente a Ferrara, titolari di contratti di locazione o proprietari di appartamenti”, cittadini che contribuiscono pienamente alla vita economica e fiscale della città. Dopo la prima fase di emergenza, conclusasi ufficialmente il 18 gennaio, le persone ospitate al Palapalestre hanno dovuto lasciare la struttura, “nonostante circa 40 di queste non avessero una sistemazione alternativa in cui alloggiare”.
L’interrogazione richiama anche il ruolo istituzionale del primo cittadino, ricordando che “ai sensi dell’art. 50 del D.Lgs. 267/2000 (Tuel), il sindaco è autorità sanitaria locale ed è responsabile della tutela della salute e dell’incolumità pubblica dell’intera comunità cittadina”. Proprio in questo quadro, viene ricordato come il sindaco abbia “annunciato pubblicamente che, superata la fase del primo soccorso, il Comune avrebbe lavorato per supportare le persone sfollate nella ricerca di soluzioni abitative alternative, anche attraverso interlocuzioni con il mercato privato degli affitti”.
Secondo quanto riportato nell’atto, alcune situazioni di particolare fragilità – nuclei con minori, anziani e persone con disabilità – sono state prese in carico da Asp. Tuttavia, “dalle informazioni disponibili, non risulta sia stata fatta una valutazione ‘caso per caso’ delle condizioni economiche e abitative di tutte le persone evacuate dalla Torre B”. Una criticità che riguarda anche chi, pur non rientrando nei parametri della fragilità sociale, si trova oggi “nell’impossibilità di sostenere interamente i costi di una sistemazione abitativa alternativa a prezzi di mercato (notoriamente alti)”.
Vengono inoltre segnalate difficoltà operative nell’accesso ai servizi, dal momento che “il numero dello Sportello Sociale Unico Integrato indicato dall’Amministrazione come riferimento per le situazioni di emergenza risultava attivo esclusivamente tramite segreteria telefonica”. Nel frattempo, la maggior parte degli sfollati ha trovato ospitalità presso amici e parenti, mentre chi non aveva alternative è stato accolto “in strutture messe a disposizioni da associazioni e privati cittadini”.
Con l’interrogazione, Zonari chiede di sapere “in cosa consistita concretamente l’intermediazione annunciata dal Comune” a favore degli sfollati non presi in carico dai servizi sociali, quali strumenti siano stati attivati, quante persone ne abbiano beneficiato e con quali risultati. Infine, viene domandato se l’Amministrazione comunale “abbia interpellato la Regione Emilia-Romagna per essere coadiuvata, nell’ambito delle rispettive competenze, nella ricerca e nell’attivazione di soluzioni abitative adeguate”.