Attualità
18 Gennaio 2026
Bedin: "Accogliamo 55 persone, ma da soli non possiamo farcela. Chi può metta a disposizione case e stanze. Senza solidarietà la città muore"

Grattacielo, l’appello di Viale K alla città: “Serve una solidarietà che vada oltre le istituzioni”

di Redazione | 2 min

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È un appello diretto alla “città solidale” quello lanciato dal presidente dell’associazione Viale K, Domenico Bedin, dopo la decisione di farsi carico dell’accoglienza degli sfollati del grattacielo dopo lo sgombero del Palapalestre. Un impegno nato in poche ore, maturato nella notte, che oggi si traduce nell’ospitalità di 55 persone, più o meno lo stesso numero di quelle che erano state accolte nella struttura comunale.

“Quello che stiamo facendo è importante – spiega Bedin – anche perché gli spazi non sono così ampi”. La sede di via Mura di Porta Po, dove l’associazione ha sospeso le attività ordinarie come il doposcuola, non è pensata per un’accoglienza prolungata: “Qui possiamo offrire brandine in stanze che in realtà sono aule. È una soluzione temporanea, ma non può bastare”.

Da qui la richiesta di aiuto, che non si limita all’aspetto economico. “Abbiamo bisogno della solidarietà della città – prosegue – perché ora ci facciamo carico delle utenze, dei pasti, dei volontari che si mettono a disposizione delle persone sfollate. Ma non cerchiamo solo risorse: è importante far sentire che la città non è indifferente”. Un appello rivolto a chi ritiene inaccettabile che delle persone, dopo essere state sgomberate da casa per cause di forza maggiore, possano finire in strada.

Viale K chiede in particolare la disponibilità di immobili e stanze: “Chiediamo che qualcuno metta a disposizione spazi abitativi. Le case o le stanze non verrebbero affittate ai singoli, ma all’associazione, che se ne farebbe carico direttamente, garantendo sicurezza e serietà nella gestione”. Una soluzione che consentirebbe di dare “un po’ di respiro” agli sfollati, evitando una permanenza forzata in spazi inadatti.

Bedin non nasconde le difficoltà e i timori legati a questa scelta: “Ci esponiamo a un lavoro faticoso e anche un po’ rischioso, perché vogliamo assistere persone con pochissimi mezzi. È qualcosa che mi fa tremare le vene, ma lo facciamo con questo spirito di solidarietà”. Consapevole che l’associazione potrebbe non riuscire a gestire tutto da sola, il presidente ribadisce che la risposta non può essere demandata solo al volontariato.

Il messaggio finale è anche politico, rivolto all’Amministrazione comunale: “La solidarietà va oltre il dovere istituzionale di rispondere secondo i crismi della legge. Senza solidarietà la città muore. Oggi tocca a loro, domani può toccare a noi”. Un monito che, conclude Bedin, vale più di qualsiasi grande evento: “Una città non vive di sole manifestazioni costose, ma della capacità di non lasciare indietro nessuno”.

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