Porto Garibaldi. Oltre trenta persone si sono riunite sabato pomeriggio in via Livraghi, a Porto Garibaldi, per dire un secco “no” al taglio dei tigli secolari previsto dal progetto comunale di riqualificazione. All’incontro hanno partecipato rappresentanti del comitato spontaneo “In difesa degli alberi e della natura” dei lidi comacchiesi e attivisti di Legambiente Delta del Po, tra cui Marino Rizzati.
Nel mirino dei manifestanti il piano che prevede “l’abbattimento totale delle alberature per rifare marciapiedi, rete idrica CADF e manto stradale, con un costo stimato di 900mila euro”. Un progetto che, secondo comitato e associazione ambientalista, ignora il valore ambientale e climatico dei tigli piantati decenni fa proprio per mitigare il caldo nelle aree fortemente cementificate.
L’incontro, durato oltre due ore, è servito anche per illustrare e sintetizzare le osservazioni già depositate in Comune da Legambiente. Al centro delle critiche la scelta di eliminare alberi adulti, sostituendoli con giovani querce e siepi. “Questi alberi hanno più di 30 anni, producono ombra e ossigeno essenziale contro i colpi di calore”, ha dichiarato un portavoce del comitato.
Come monito viene citato il caso di via Carducci a Lido degli Estensi, dove “dopo l’abbattimento dei pini, i lavori si sono fermati per mancanza di fondi”, lasciando una situazione di degrado tra marciapiedi deformati dal salmastro e radici esposte per carenza di manutenzione.
Tra le richieste ritenute urgenti: un incontro pubblico tra associazioni, cittadini e Comune di Comacchio; la nomina immediata di un tecnico esperto – agronomo, arboricoltore o botanico – figura che il comitato definisce assente negli uffici comunali; la valutazione di soluzioni alternative come cordoli protettivi, tubature a spinta o scavi minimi; e la sospensione dei lavori fino a un confronto pubblico con esperti, nel rispetto delle normative europee e nazionali sul clima e sul verde urbano. Annunciata anche una raccolta firme, perché “via Livraghi è patrimonio naturale di tutto Porto Garibaldi”.
Legambiente ha inoltre evidenziato diverse criticità nel progetto Cadf, da 147mila euro, che prevede tubazioni in Pead al centro della carreggiata e una durata dei lavori di 120 giorni. Secondo l’associazione, lo spostamento dei contatori in area pubblica appare superfluo alla luce delle tecnologie di lettura remota già adottate in altri comuni, mentre non sarebbe chiaro l’impatto dei costi sugli utenti. Viene proposta una “manutenzione scientifica” delle alberature esistenti, citando esempi virtuosi come via Bonnet a Porto Garibaldi e via Fabbri a Ferrara. Le misurazioni di citizen science rafforzano la tesi ambientalista: a Viale Carducci, privo di alberi adulti, le temperature risultano “di 2-3°C più alte rispetto a viali alberati”, confermando il fenomeno dell’isola di calore.
Dal canto suo, il Comune – con il sindaco Pierluigi Negri – difende il progetto per ragioni di sicurezza, legate alle radici che sollevano i marciapiedi, e di decoro urbano, con l’introduzione del senso unico, parcheggi da 2,5 metri e nuove farnie autoctone. Ma il comitato replica che “anche le querce possono diventare invasive” e ribadisce la necessità di soluzioni tecniche già adottate in realtà come Lignano Sabbiadoro o Rimini.
Intanto il gruppo si allarga e amplia le richieste: idranti a norma, caditoie anti-intasamento, colonnine per e-bike, segnaletica a 30 km/h e maggiore trasparenza sul bilancio della manutenzione del verde. I prossimi passi saranno la petizione e un confronto pubblico, mentre il comitato guarda già alle elezioni comunali del 2026, forte di cittadini che si dicono “stufi degli scempi”.
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