Economia e Lavoro
18 Gennaio 2026
Dal riuso dell’acqua al riciclo della plastica: politica e sindacati chiedono rete e investimenti per attrarre imprese e proteggere il lavoro

Futuro del petrolchimico, Ferrara punta su sostenibilità e nuove tecnologie

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Riguardo al futuro del polo petrolchimico a Ferrara, politica e sindacati sono concordi nell’affermare che è nella ricerca e nella formazione che bisogna investire per ridare forza al distretto industriale. A esprimersi sono stati, ieri mattina, 17 gennaio, gli attori che nella partita del territorio giocano un ruolo di primo piano. Alla tavola rotonda – organizzata alla sala Estense dalle tre segreterie confederali, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec – sono intervenuti il vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla, il vicesindaco di Ferrara, Alessandro Balboni, i tre segretari sindacali di categoria e un delegato Rsu. moderati dal giornalista Federico Di Bisceglie.

“A Ferrara c’è un patrimonio fondamentale – ha esordito Colla – che serve a tutto il Paese. Parlo del più grande Centro ricerche al mondo, il Giulio Natta. La volontà è quella di candidarlo a diventare un hub della ricerca a disposizione del sistema industriale”. In altre parole di mettere a disposizione del Paese intero le competenze delle teste che ci lavorano producendo studi d’avanguardia perché “la chimica non la salviamo, se non facciamo un investimento strutturale e strategico sulla ricerca”. Sulla necessità di adattarsi alle imposizioni dettate dal presente: “Il tradizionale va tenuto, ma serve una sterzata verso decarbonizzazione e chimica green”. Quindi, le specificità su cui puntare a Ferrara: “Il centro Natta con il brevetto di Moretec ha realizzato uno dei più bei investimenti di ricerca applicata. L’investimento per il riciclo della plastica si fa già in Germania, ma perché non possiamo farne uno anche dentro al petrolchimico? Quelle aree vuote bonificate possono diventare la più grande opportunità non solo per Ferrara, ma per il Paese”.

Il punto il vicesindaco Balboni lo ha tenuto invece sul progetto di riuso dell’acqua che svincolerebbe il Polo industriale e tecnologico dai prelievi fatti dal fiume Po: “Lo scorso dicembre l’Università di Ferrara e il Politecnico delle Marche hanno completato lo studio di fattibilità. In questo momento siamo al lavoro per reperire i fondi necessari a realizzarlo”. A fronte della spesa, stimata in 20 milioni, l’impianto garantirebbe risparmi e protezione: “Possiamo chiudere il ciclo idrico del petrolchimico andando ad attingere alle acque del depuratore. Si tratta di qualcosa di unico a livello europeo, che metterebbe al sicuro dalle oscillazioni del clima e garantirebbe enormi costi in meno”. Un modo per incentivare le aziende ad investire sul territorio. Per riuscirci rimane cruciale fare rete: “Siamo certi che la collaborazione e la capacità di fare sistema tra enti sia la chiave giusta per continuare a procedere nella direzione intrapresa e ottenere risultati”.

Quando hanno preso parola i sindacati, la situazione dei lavoratori è ritornata al centro della scena. Risale ad ottobre 2025 la fermata di alcuni impianti ferraresi della LyondellBasell, a cui è seguita la lotta per evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. “Nel momento di crisi – ha detto Ida Salvago, di Filctem Cgil – si è cercato di utilizzare tutti i mezzi per garantire la retribuzione totale, ripartendo dalla formazione e dall’affiancamento negli impianti in marcia”. Sul ricambio generazionale in arrivo in un contesto incerto, Emanuele Larosa di Femca Cisl, ha dichiarato: “C’è bisogno di attrarre persone che si dedichino alla formazione in maniera qualitativa per non disperdere le alte competenze che oggi ci sono all’interno”. Puntare sulla sostenibilità ambientale, la priorità delineata da Eugenio Benini di Uiltec: “Abbiamo sottoscritto con Comune, Regione e aziende un protocollo per l’efficientamento energetico. Un accordo che ha l’obiettivo di portare nel petrolchimico nuovi impianti e nuove tecnologie”.

Infine, le preoccupazioni espresse dal delegato Rsu in Basell, Luca Fiorini, che ha suonato l’allarme: “Se non ci proviamo adesso a offrire delle condizioni di maggiore attrattività alle imprese di stare a Ferrara, quando decideranno di metterci una croce sopra, come hanno fatto con l’impianto a Brindisi nel 2023, sarà troppo tardi, perché saranno già partite tutte le azioni per gestire una chiusura”.

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