Al via la demolizione del ponte di Volano
Lunedì 19 gennaio prendono il via le operazioni per la demolizione dell’impalcato centrale del ponte di Volano lungo la SP54
Lunedì 19 gennaio prendono il via le operazioni per la demolizione dell’impalcato centrale del ponte di Volano lungo la SP54
La cerimonia inaugurale della nuova aula insonorizzata si è svolta giovedì 15 gennaio in presenza anche della sindaca Sabina Alice Zanardi
Per motivi organizzativi, la presentazione del romanzo “Oltre il Morbo” di Diego Matteucci, sarà effettuata il 17 gennaio, al Palazzo del Vescovo e non al teatro comunale "Arena"
"Non hanno alcuna giustificazione le pesanti richieste di condanna avanzate dall'accusa". Parte da qui l'arringa difensiva di Mario Di Giovanni, legale dei vertici amministrativi e operativi della Cooperativa Agricola Bidente di Forlì-Cesena, finiti a processo - con altri tre - per il presunto caso di sfruttamento di manodopera di lavoratori stranieri durante le operazioni di bonifica dal focolaio di aviaria all'Eurovo di Codigoro
Infortunio sul lavoro alla Kastamonu di via Romea a Pomposa, dove un operaio italiano di 53 anni - dipendente di una ditta esterna - è stato ferito gravemente a una gamba, a seguito di uno schiacciamento accidentalmente provocato da una pala meccanica guidata da un collega
Codigoro. Non una tragica fatalità, ma il prodotto di un sistema che mette il profitto davanti alla vita. È l’accusa durissima lanciata da Rifondazione Comunista dopo il grave incidente avvenuto nello stabilimento Kastamonu di Codigoro, dove un operaio di 53 anni è rimasto schiacciato da una pala meccanica ed è ora ricoverato in condizioni critiche all’ospedale Bufalini di Cesena.
«L’orrore nello stabilimento Kastamonu di Codigoro non è una fatalità», afferma il partito, definendo l’uomo «l’ennesima vittima sacrificale sull’altare del profitto». Un elemento, secondo Rifondazione, rende l’episodio ancora più emblematico: «Non è un caso che il lavoratore ferito non fosse un dipendente diretto, ma un lavoratore di una ditta esterna». Una dinamica che viene indicata come «la firma insanguinata del sistema degli appalti e subappalti», una catena che «frammenta il lavoro, diluisce le responsabilità e taglia sulla sicurezza per ingrassare i margini delle imprese».
Nel comunicato viene richiamata anche la memoria di un precedente drammatico. «Non possiamo dimenticare che questo stabilimento non è nuovo a simili tragedie», ricorda Rifondazione, citando l’incidente del luglio 2021 in cui «un ragazzo di 19 anni veniva travolto da un muletto». A distanza di anni, denunciano, «la logica non è cambiata: si corre, si appalta, si rischia».
Il partito contesta inoltre l’idea di un calo degli infortuni mortali sul lavoro, parlando apertamente di una “strage” ancora in corso. «Le statistiche ufficiali provano a minimizzare», ma «i dati reali dell’Osservatorio Nazionale di Bologna raccontano una verità agghiacciante». I numeri citati parlano di «1.450 morti complessivi» nel 2025, di cui «1.032 uccisi direttamente sui luoghi di lavoro», mentre il 2024 viene definito «l’anno orribile con 1.481 morti totali». E il 2026, sottolineano, «è iniziato da soli 15 giorni e contiamo già i primi caduti».
«Questi non sono numeri da archivio, sono lavoratori, precari, padri e madri di famiglia mandati al macello», si legge nel testo, che denuncia anche l’aumento delle malattie professionali: «A Ferrara, mentre si celebra qualche zero virgola in meno sui grafici, esplodono le malattie professionali (+25% nel 2024): chi non muore subito, viene consumato lentamente».
Da qui una richiesta di svolta radicale. Basta, secondo Rifondazione Comunista, con «le lacrime di coccodrillo della politica e i “cordogli” di rito». Tra le priorità indicate figurano «l’abolizione del sistema degli appalti per le attività che sono parte integrante del ciclo produttivo», l’introduzione del reato di «Omicidio sul Lavoro nel codice penale» e «assunzioni massicce negli Spisal e nell’Ispettorato del Lavoro».
Il comunicato si chiude con un messaggio di solidarietà «all’operaio ferito e alla sua famiglia», ma anche con un monito politico: «La solidarietà non ci basta più. È ora di organizzare la rabbia».
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