Copparo
18 Gennaio 2026
Nativo di Tamara e figlio del poeta Corrado Govoni, fu tra le vittime delle Fosse Ardeatine

Posata a Roma la Pietra d’Inciampo in memoria del copparese Aladino Govoni

di Redazione | 2 min

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Copparo ricorda il sacrificio del brigadiere Sepe

Alle 9.30 di sabato 17 gennaio, a Copparo, presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo ha avuto luogo la celebrazione in memoria del brigadiere Armando Sepe, morto durante una operazione di servizio a Copparo il 17 gennaio 1973

Copparo. Il copparese Aladino Govoni, il 24 marzo 1944, fu tra le vittime delle Fosse Ardeatine. In sua memoria, giovedì 15 gennaio in via Trasone 16 a Roma – dove viveva -, è stata posata una delle Pietre d’Inciampo dedicate a chi, come lui, cadde nel terribile Eccidio.

La posa è stata realizzata dall’Associazione Arte in Memoria, con la collaborazione del II Municipio di Roma, su progetto dell’associazione Amuse, in un’atmosfera di sincera partecipazione e commozione.

“Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome” recita il passo del Talmud più volte citato dall’artista tedesco Gunter Demnig, ideatore delle Pietre d’Inciampo che mantengono vivo il ricordo di persone strappate alla vita dal nazifascismo e invitano a riflettere sulla storia, su valori conquistati a caro prezzo e, per questo, da difendere ogni giorno.

Questo insegna, in particolare alle giovani generazioni, il sacrificio di Aladino Govoni, nato a Tamara il 17 novembre 1908 e figlio del poeta Corrado Govoni e di Teresa Albisetti. A 18 anni Govoni si trasferì assieme alla propria famiglia nella Capitale, dove poi si laureò in Scienze economiche e commerciali e, subito dopo, trovò impiego al Ministero dell’Aeronautica e, in seguito, presso la Previdenza sociale. Alla fine degli anni Trenta, assieme ad altri compagni, fondò il nucleo clandestino comunista denominato “Scintilla”. Durante la Seconda Guerra Mondiale prestò servizio nei Balcani come capitano di complemento del I reggimento Granatieri di Sardegna. Dopo l’armistizio con gli Alleati, l’8 settembre 1943 si trovava a Roma dove, alla testa della sua compagnia, si batté contro i tedeschi alla Cecchignola e a Porta San Paolo. Sfuggito alla cattura, entrò nel movimento clandestino partigiano, guidando numerose azioni contro i nazifascisti.  Il 25 gennaio 1944, a causa della denuncia di un infiltrato, venne arrestato insieme ad altri suoi compagni dalla Gestapo. Imprigionato, torturato, processato dal Tribunale militare tedesco e poi incarcerato, il 24 marzo 1944 divenne una delle 335 vittime dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, rappresaglia tedesca per l’attentato partigiano di via Rasella.

Ad Aladino Govoni, insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, il padre Corrado dedicò gli strazianti poemi “La fossa carnaia ardeatina” e “Aladino. Lamento su mio figlio morto”.

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