di Emanuele Gessi
Le iniziative in città a sostegno del popolo palestinese continuano a raccogliere un affidabile e costante interesse. Un’ottantina le persone che, venerdì pomeriggio, 16 gennaio, alla Factory Grisù hanno assistito alla presentazione del libro scritto dal lettore di lingua italiana all’università palestinese di Birzeit, Roberto Cirelli, che in ‘Cronache da un paese interrotto’ (Gemma Edizioni, 2025) ha raccontato la quotidianità di quella terra dalla prospettiva di chi, come lui, ci ha vissuto e insegnato per sei anni.
“L’inizio del mio incarico nel 2017 – ha affermato Cirelli – è coinciso con l’insediamento del primo Trump, che ha esordito dichiarando Gerusalemme capitale. L’atmosfera si è surriscaldata immediatamente con lotte e manifestazioni. Israele si è sentito impunito avendo il presidente Usa dalla propria parte. Le sanzioni ai coloni sono state tolte e Netanyahu ha chiesto aiuto ai partiti di estrema destra. Da lì il radicamento dei suprematisti come Ben-Gvir e Smotrich”.
Che cosa abbia significato fare il lettore in Palestina è stato lo stesso Cirelli a spiegarlo, partendo dalle basi: “Il lavoro consiste nel fare promozione linguistica e culturale italiana sotto il coordinamento del Ministero degli affari esteri”. Luci puntate sulle contraddizioni della diplomazia consolidatesi nel tempo: “Chi come me riceve l’incarico di lavorare in Palestina viene costretto a vivere a Gerusalemme, invece che a Ramallah. E ogni giorno a oltrepassare il muro di separazione, che viene riconosciuto come illegale da tutta la legge internazionale”. Riguardo al piano di partizione elaborato dalle Nazioni Unite nel 1947: “Gerusalemme doveva rimanere una città internazionale, un corpus separatum, ma non è mai successo”.
Due gli obiettivi dichiarati del libro: mostrare gli effetti dell’occupazione e la perpetua negazione del diritto allo studio. “Come lettore avevo un passaporto di servizio diplomatico per attraversare il checkpoint che mi permetteva di muovermi liberamente. Una libertà impensabile per gli studenti palestinesi. Il 7 ottobre è iniziato molto prima del 7 ottobre (che l’autore ha mancato per pochi mesi, essendo scaduto il suo contratto a luglio 2023, ndr). Il trauma è continuo in Palestina. I locali non sanno se usciranno vivi dal prossimo checkpoint o se verranno umiliati di fronte a loro figlio”.
Organizzatori dell’evento il gruppo La Sinistra per Ferrara, di cui hanno preso parola gli esponenti Kiwan Kiwan e Marina Contarini, e Assopace Palestina, in rappresentanza della quale è intervenuta Giuliana Andreatti.
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