Domani, domenica 18 gennaio, dopo l’ultimo pasto caldo offerto per pranzo, le forze dell’ordine entreranno nel Palapalestre per evacuare le famiglie che vi sono alloggiate dopo l’incendio nella torre B del Grattacielo.
Al momento ancora nessuno sale quale sarà il proprio destino. Si parla di ‘reduci’ da 84 appartamenti improvvisamente inagibili “ai quali – affermano il Comitato Torre B e l’associazione Cittadini del Mondo in una nota congiunta – possiamo accedere solo accompagnati dai vigili del fuoco per recuperare i nostri effetti personali, vestiti, medicine, prodotti igIenici ecc..”-
Molti hanno trovato rifugio presso amici e parenti ma altri si sono dovuti sistemare provvisoriamente nella palestra indicata dal Comune. E ora scoprono dall’ordinanza del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, che “dobbiamo lasciare la palestra questa domenica 18 gennaio, dopo solo pochissimi giorni nei quali avremmo dovuto trovare un’altra soluzione abitativa”.
Secondo i diretti interessati si tratta di “una proposta impossibile da attuare, avendo già verificato con le agenzie immobiliari che le uniche rarissime offerte sono costosissime e di brevissima durata”.
La situazione in cui versano decine di famiglie, donne, uomini e bambini rimasti senza tetto a seguito del rogo, “è drammatica e richiede risposte istituzionali all’altezza di un Paese civile. Non stiamo parlando di numeri, ma di persone che hanno perso tutto e che oggi vivono in una condizione di precarietà assoluta”. Per questi motivi residenti e Cittadini del Mondo ritengono “assolutamente inaccettabile che il termine ultimo per la permanenza presso il Palasport sia fissato per il giorno 18 gennaio, in assenza di una prospettiva certa per le famiglie coinvolte. Non è pensabile che, tra pochi giorni, noi veniamo lasciati senza una soluzione alloggiativa garantita, lasciati per strada ad una settimana dall’incendio”.
Per questo chiedono alle istituzioni (il messaggio è stato inviato a sindaco, presidente della Provincia, presidente della Regione e prefetto) che venga prorogata l’accoglienza e, qualora la struttura del Palasport non fosse più disponibile, che “vengano attivate immediatamente altre soluzioni alternative, idonee a garantire un tetto sicuro per noi sfollati, tenendo in particolare considerazione la presenza di minori e persone fragili”.
“Le istituzioni devono farsi carico di questa emergenza – concludono – garantendo continuità assistenziale fino a quando l’emergenza non sarà rientrata e gli appartamenti saranno di nuovo agibili”.
In attesa dello sgombero, comitato e associazione lanciano un appello pubblico ai cittadini di trovarsi domenica 18 gennaio alle 14 davanti al Palapalestre di via Porta Catena (all’appello ha già aderito l’Unità di strada di Caritas Ferrara: “porteremo il nostro sostegno a chi sta vivendo un momento di bisogno, come facciamo da un anno a questa parte”.) in segno di “solidarietà con tutti gli sfollati ed in particolare con coloro che al momento si trovano nella palestra. Domenica saranno messi per strada senza nessuna soluzione alternativa. Dove andranno? Non possono ritornare nei loro appartamenti chiusi per lavori e controlli e, dopo soli 8 giorni, devono lasciare anche la palestra”.
Per questo chiedono al Comune di intervenire e che le persone rifugiate nella palestra possano essere ospitate in altri locali adeguati.
Sul punto però Fabbri ha già risposto: l’edificio è privato e quindi le conseguenze non devono interessare l’ente pubblico.
In un post sui social il primo cittadino parla di una “iper-responsabilizzazione su quelle torri, attorno alle quali si è concentrato molto più di quanto normalmente accada per un bene che non è pubblico: dalle grandi riqualificazioni agli eventi, dai parchi ai giochi per i bambini, fino ai campi sportivi e ai tornei”.
Fabbri sostiene che all’interno del Grattacielo “convivono due realtà opposte: da una parte degrado e criminalità, dall’altra persone perbene che hanno investito i risparmi di una vita per comprare casa e che da anni chiedono aiuto”.
“È giusto allora essere chiari – continua -: quanto accaduto non è una calamità naturale. Non è un terremoto. Non è stato qualcosa di improvviso. È una situazione ben nota da molti anni, tanto che i verbali dei Vigili del Fuoco in mio possesso risalgono al 2017. Ed è proprio per questo che oggi c’è un’inchiesta, che farà il suo corso””.
“Questo – specifica il sindaco – non significa voltare le spalle a chi è in difficoltà. Il Comune continuerà a esserci, come ha sempre fatto, aiutando le situazioni di reale fragilità, valutandole caso per caso e fornendo assistenza, ma senza creare scorciatoie o corsie preferenziali e senza far finta che un problema strutturale e privato possa essere risolto solo caricandolo sulle spalle della collettività”.
“La sfida della mia e della prossima amministrazione – conclude – non sarà continuare a tamponare, ma trovare il modo di superarlo definitivamente, con un progetto serio e ambizioso, di livello nazionale. È l’unica strada possibile per non lasciare questo problema, ancora una volta, sulle spalle dei condomini onesti e della città intera”.
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