Attualità
2 Febbraio 2026
Alcuni concittadini sono andati a Trieste a portare supporto ai migranti che arrivano da Est

Un gruppo di Ferraresi sulla Rotta dei Balcani

di Redazione | 3 min

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“Tutti conosciamo Lampedusa, per essere un’ isola bellissima e, negli ultimi anni, anche come principale porto d’arrivo di tanti migranti, salpati su imbarcazioni di fortuna dalle coste del Nord Africa in direzione Europa. Non tutti invece sappiamo che, a solo un paio d’ore d ‘auto da Ferrara, anche a Trieste da anni si vive la stessa, anche se con numeri più ridotti, situazione”.

A parlare è Matteo Marivo, uno dei ferraresi che nelle scorse settimane è andato a portare aiuto ai migranti che attraversano la cosiddetta Rotta dei Balcani.

I migranti della cosiddetta Rotta balcanica infatti, persone che provengono dal Pakistan, India, Afganistan, Banglades, Nepal dopo un viaggio che può durare mesi se non anni, a piedi, pagando passaggi, salendo su navi arrivano in Europa proprio a Trieste.

“Scendono dai monti che separano la Slovenia dall’Italia, a piedi ed arrivano nel centro della città” prosegue Marivo.

Proprio qui, dal 2015 Lorena Fornasir e il marito Gian Andrea Franchi, vedendo arrivare queste persone, scalze, bagnate, infreddolite iniziarono il loro impegno, curando le ferite dei piedi di questi migranti.

Nel 2019 fondarono l’associazione Linea d’ombra, per cercare di dare conforto e vicinanza a queste persone, il cui flusso di arrivi, tra alti numeri e periodi con meno persone, non si è ad oggi mai interrotto.

“Ad oggi centinaia di persone in tutta Italia – fa sapere Marivo – si interessano delle vicende di Trieste, si sono formati i cosiddetti Fornelli Resistenti, che a turno ogni sera portato e servono la cena ai migranti in piazza”.

E “nessuna istituzione, a parte la Chiesa, ha mai incredibilmente fino ad oggi messo su a Trieste alcun tipo di aiuto o di supporto a queste persone, che fino a Luglio 2025 cercavano rifugio nei locali del vecchio silos, un enorme magazzino abbandonato, tra topi, fango e gelo, ed oggi invece dormono e vivono negli edifici abbandonati del Porto vecchio, enormi palazzi di sette/otto piani abbandonati e fatiscenti”.

Il mese scorso un gruppo di ferraresi, tra cui lo stesso Matteo, è andato a Trieste a portare aiuti. Con lui c’erano Gianluca, Julia, Nadia, Rita, Alberto e Luca.

Hanno servito la cena a circa 160 persone a sera, la domenica pomeriggio, accompagnati da alcuni volontari di Linea d’ombra, “migranti che vivevano nel silos ed ora hanno una casa ed un lavoro ma continuano ad aiutare i nuovi migranti”.

Poi sono andati al Porto vecchio “ed abbiamo portato circa 50 ceste alimentari, con latte uht, riso, biscotti, the, olio, cioccolata,teli termici e coperte”.

Molti dei migranti che arrivano a Trieste non hanno l’Italia come meta finale, ma ripartono il giorno dopo per altri paesi.

“Quelli che invece restano ogni giorno si recano in Questura per iniziare l’iter di asilo, ma vengono puntualmente mandati via, dicendo di tornare il giorno dopo, questo per mesi – lamenta Marivo -. Alcuni paesi come la Spagna hanno capito da tempo che i migranti possono essere una risorsa, se inseriti, regolarizzati e fatti lavorare. Qui invece spendiamo risorse per isolarli, dimenticarli, farli impazzire, pensando che se si trovano male altri non verranno”.

“Ma queste persone – è la sua riflessione conclusiva – fuggono da guerre, persecuzioni religiose, fame, povertà estrema, come puoi fermare uno che scappa da una casa in fiamme?”.

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