Parola alla difesa di Tiziano Tagliani e Aldo Modonesi ieri (venerdì 16 gennaio) mattina in tribunale a Ferrara, durante l’udienza preliminare del processo Fiera bis. La scorsa volta, dopo la propria requisitoria, il pm Ciro Alberto Savino aveva chiesto il non luogo a procedere dell’ex sindaco e l’assoluzione per l’ex vicesindaco. Richieste a cui hanno aderito anche dagli avvocati Riccardo Caniato e Filippo Maggi, legali difensori di entrambi, che – con le loro rispettive arringhe – hanno sostenuto la correttezza dell’operato dei loro assistiti.
“Nella precedente udienza, pur ritenendo sussistenti artifizi e raggiri, ma in assenza di un danno economico, il pubblico ministero – spiega l’avvocato Riccardo Caniato – aveva concluso chiedendo il non luogo a procedere per Tagliani e l’assoluzione di Modonesi. Attraverso la produzione documentale e il richiamo a riferimenti normativi, ho tuttavia dimostrato non solo l’inesistenza di un danno patrimoniale, ma anche l’insussistenza di qualsivoglia artifizio o raggiro. L’ente Fiera, infatti, era il diretto soggetto attuatore dell’intervento e il passaggio dalla piattaforma Fenice a quella Sfinge risultava pienamente lecito e legittimo, anche in quanto espressamente richiesto dalla Regione Emilia-Romagna”. “Quanto alla posizione di Modonesi, a fronte di emergenze investigative che hanno finito per mettere in imbarazzo me stesso, non è stata fornita alcuna prova a suo carico” chiude il legale difensore dei due.
Con Tagliani e Modonesi, ci sono altri cinque imputati nell’inchiesta. In tutto, i sette sono accusati – a vario titolo – di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture e corruzione.
Per Sandro Mantovani, ex delegato di Aec, oggi difeso dall’avvocato Cosimo Zaccaria, la Procura ha chiesto 1 anno e 8 mesi di condanna con pena sospesa, sempre dietro rito abbreviato. Per tre degli altri imputati nel procedimento invece – vale a dire il progettista dei lavori Davide Grandis (avvocato Dario Bolognesi), Filippo Parisini (ex presidente di Ferrara Fiere) e Stefano Zaccarelli, ex presidente di AeC – è stato chiesto il rinvio a giudizio con proscioglimento per i capi d’accusa relativi alla turbativa d’asta e alle frode in pubbliche forniture, andati prescritti.
Infine, sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione è stata richiesta per Gian Domenico Leprini, consulente per l’impiantistica di Aec. A Leprini, difeso dall’avvocato Filippo Maggi, che nella giornata di ieri ha insistito affinché venisse accolta la linea della Procura di Ferrara – viene infatti contestato solamente il reato di turbativa d’asta.
I fatti finiti al centro dell’inchiesta, stando all’iniziale impostazione della Procura, ruotano attorno al maxi appalto per la ristrutturazione e la riqualificazione dei padiglioni fieristici dai danni strutturali subiti con il terremoto del 2012. Ma il problema è che quei danni, secondo gli inquirenti, in realtà, non c’erano mai stati. Per gli uffici di via Mentessi, infatti, i lavori sarebbero stati assegnanti alla AeC, pilotando la gara d’appalto, e sarebbero stati portati avanti sulla base di alcune presunte false attestazioni sui danni subiti dalla struttura e sull’avanzamento del cantiere. Operazioni che avrebbero permesso di ‘gonfiare’ i conti e far pagare tutto alla Regione Emilia-Romagna.
Il processo tornerà in aula il 30 gennaio per altre arringhe difensive.
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