Emergenza Grattacielo. Il Terzo Settore in prima linea
Di fronte all'emergenza che ha coinvolto le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara nella giornata di giovedì 12 febbraio, il Terzo Settore si è messo subito al lavoro
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Sono stati portati in carcere, con le accuse di rissa e lesioni, quattro dei sei protagonisti della violenta lite a colpi di martello e fendenti d'arma bianca avvenuta, durante il primo pomeriggio di venerdì 13 febbraio, in via Vivaldo Vivaldi, a Pontelagoscuro
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Porto Garibaldi. Si è scagliato contro una decina di carabinieri che erano intervenuti per calmarlo, mandandone uno in ospedale con una prognosi di cinque giorni. È quanto accaduto durante la serata di giovedì 15 gennaio, intorno alle 21, in via Nino Bonnet a Porto Garibaldi, quando i militari del 112 hanno ricevuto la segnalazione di un uomo – un 46enne italiano, ex campione italiano di pugilato – che, in evidente stato di alterazione psicofisica, stava creando qualche problema lungo la strada.
L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, ha avuto un comportamento aggressivo e minaccioso, rifiutando ogni tentativo di dialogo, anche coi sanitari del 118 intervenuti per tutelarne l’incolumità. La condotta violenta, aggravata dalla presenza di numerosi cittadini, ha reso quindi necessario l’intervento di più equipaggi. In totale una decina i carabinieri al lavoro, tra quelli in divisa e quelli in abiti civili, che a fatica sono riusciti a far entrare il 46enne all’interno della pattuglia.
L’atteggiamento ostile, infatti, è proseguito anche durante l’accompagnamento in auto – con calci, pugni e testate al plexiglass presente all’interno nel veicolo – e negli uffici dell’Arma, dove l’uomo ha continuato a fare resistenza.
Per questo motivo, il 46enne è stato arrestato in flagranza per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e poi, dato il perdurare dello stato di alterazione, è stato trasferito all’ospedale Sant’Anna di Cona, piantonato dai carabinieri, in attesa del giudizio per direttissima.
Davanti al giudice del tribunale di Ferrara, che ha convalidato l’arresto, affranto e quasi in lacrime, nella mattinata di venerdì (16 gennaio), l’uomo ha ammesso l’errore e chiesto scusa, giustificando l’accaduto con un momento di debolezza che sta attraversando a livello personale. Si è inoltre detto disposto a pagare eventuali danni. Difeso d’ufficio dall’avvocato Vittorio Zappaterra ha infine scelto di chiudere la vicenda giudiziaria con il patteggiamento a un anno e otto mesi con pena sospesa.
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