Cronaca
16 Gennaio 2026
Nuova udienza del processo a carico della 56enne Carmen Salvatore. La donna deve rispondere di molteplici accuse per fatti avvenuti all'interno dell'Arginone

Falso e peculato in carcere. Proseguono le testimonianze contro la dottoressa

di Davide Soattin | 2 min

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È proseguita ieri (15 gennaio) mattina, davanti al collegio del tribunale di Ferrara, la testimonianza di Nino Colagiovanni, ispettore della Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria che – dietro il coordinamento del pm Ciro Alberto Savino – ha eseguito le indagini da settembre 2021 a marzo 2022 a carico della 56enne Carmen Salvatore, l’ex dottoressa del carcere di via Arginone finita alla sbarra con molteplici accuse. Dall’induzione indebita al falso in atto pubblico passando per peculato, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti fino al tentativo far entrare un etto di hashish all’interno della struttura, che però non era andato a buon fine.

Così come in quella precedente, anche nell’udienza di ieri, l’operatore della Polizia Penitenziaria è stato sentito ancora sulle intercettazioni ambientali e telefoniche confluite negli atti del processo.

Secondo gli inquirenti, questa la prima delle accuse, in cambio di duecentomila euro che un detenuto avrebbe dovuto corrisponderle, Salvatore si sarebbe adoperata per far ottenere a un ristretto di giovane età l’incompatibilità col regime carcerario. Il tutto certificando falsamente intenti suicidari e somministrandogli farmaci in modo da cagionargli malori e sintomi nonché predisponendo una falsa certificazione medica di richiesta urgente di visita al pronto soccorso per un tentativo di suicidio dello stesso.

In altre occasioni, e con altri detenuti, avrebbe inoltre compilato false richieste d’invio urgente al pronto soccorso, attestando sintomi e necessità di ricovero in ospedale in realtà inesistenti, oppure avrebbe istigato i detenuti a simulare malori in modo da indurre in errore altri medici del servizio sanitario carcerario.

Il 19 dicembre 2022 avrebbe successivamente introdotto un telefono cellulare in carcere e lo avrebbe consegnato a un ristretto. Avrebbe tentato anche di fare il bis il 3 marzo 2022, ma senza successo perché – pur in possesso del dispositivo – nel frattempo venne sottoposta agli arresti domiciliari.

Alla dottoressa è poi contestato anche di aver sottratto dall’infermeria del carcere circa 240 compresse di benzodiazepine e antiepilettici, 4 fiale di Trinitrina Nitroglicerina e 8 pastiglie di buprenorfina (farmaco analgesico oppioide stupefacente) e di averle cedute a un detenuto.

Carmen Salvatore – secondo il castello accusatorio – si sarebbe infine adoperata per acquistare un etto di hashish da consegnare a detenuti all’interno dell’Arginone, senza tuttavia riuscirci perché la persona con cui prese accordi si presentò all’incontro senza droga, chiedendo ancora qualche giorno per reperire la sostanza stupefacente.

Il processo tornerà in aula il 29 gennaio, quando saranno sentiti altri testimoni dell’accusa.

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