Economia e Lavoro
16 Gennaio 2026
Presentato il nuovo progetto che è attualmente in fase di sperimentazione, in collaborazione con il Cnr di Firenze

Non solo digitale: la sfida di Makros per conservare la memoria fotografica

di Redazione | 5 min

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di Asia Bertarelli

Makros ha chiuso il 2025 con il collaudo di importanti cantieri, tra cui l’Archivio di Stato di Campobasso, con un investimento di oltre 2 milioni di euro da parte della Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura.

L’azienda conferma così la sua presenza nei più importanti siti culturali, storici e di ricerca in Italia. Un archivio è importante per conservare e tramandare memoria ma anche per consentire la ricerca e quindi la conoscenza e trasmissione delle fonti.

L’obiettivo per il 2026 è la commercializzazione del Block-Water, un sistema per proteggere il patrimonio culturale archivistico in caso di agenti atmosferici (piogge, alluvioni…) che rischino di danneggiare il materiale conservato.

Nel 2025 è stata eseguita la fase di sperimentazione, propedeutica al lancio sul mercato. Quel che si può anticipare, è che Makros intende mantenere sul territorio ferrarese la realizzazione del sistema archivistico. Cercando di creare, relativamente alla protezione dall’acqua, una filiera culturale ferrarese.

È stato presentato giovedì 15 gennaio, al Palazzo Racchetta, il progetto di ricerca dedicato alla protezione del patrimonio fotografico dagli attacchi microbiologici. L’iniziativa, attualmente in fase di sperimentazione, nasce dalla collaborazione con il Cnr di Firenze e mira a sviluppare nuove strategie di conservazione per i beni culturali.

Il sistema si basa sull’utilizzo di cocristalli e su un software da Makros realizzato che individua i problemi, attiva alert, suggerisce rimedi.

Nell’epoca del digitale e del consumo delle immagini, che rischiano poi di sfuggire alla memoria, la protezione delle fotografie del passato e che di quelle che verranno, la conservazione e difesa delle fotografie è importantissima per ricerca e studi.

Alla presentazione sono intervenuti Massimo Luise fondatore di Makros, Giacomo Pirazzoli, responsabile di territorio della sede di Ferrara di Confindustria Emilia Area Centro, Riccardo Maiarelli, presidente Fondazione Estense, Paolo Govoni, amministratore Unico Sipro, Giada Spadoni, responsabile Incubatori Sipro. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Camilla Ghedini.

” Il nostro impegno nel campo della fotografia – spiega Luise – nasce dalla consapevolezza che non bastava più limitarsi alla teoria ma serviva un’azione imprenditoriale concreta capace di dare continuità alle ricerche universitarie che spesso si fermano. Abbiamo preso come base uno studio eccellente dell’Università di Firenze e abbiamo deciso di completarlo perché ci siamo resi conto che negativi e pellicole fotografiche rappresentano uno dei materiali più fragili e pericolosi in archivio essendo gli unici soggetti a fenomeni di autocombustione”.

“Per affrontare questa sfida – continua il fondatore di Makros – non abbiamo voluto porci limiti e abbiamo attivato una collaborazione scientifica con il Cnr di Firenze e un comitato di esperti biologi perché la nostra missione per il prossimo triennio è creare un sistema di protezione per mantenere intatta e duratura la fotografia dal degrado della foto basato sulla scienza. Stiamo sviluppando algoritmi preventivi e testando soluzioni reali che vadano oltre la prova occasionale cercando di colmare un vuoto di competenze che esisteva a livello nazionale e internazionale. Il nostro obiettivo è trasformare i risultati della sperimentazione in uno standard di sicurezza duraturo restituendo valore a un patrimonio che rischiava di andare perduto e diventando un punto di riferimento avanzato per chiunque si occupi di conservazione della memoria storica”.

“La realtà di Macro – interviene Pirazzoli – dimostra che esistono eccellenze locali capaci di consolidarsi strutturalmente e vincere bandi pubblici anche all’estero grazie a una preparazione tecnica e legale di altissimo profilo. È un orgoglio vedere che il cuore della produzione resta a Ferrara nonostante le installazioni siano ormai ovunque portando avanti una controtendenza importante ed è fondamentale affrontare il tema della conservazione fotografica perché spesso si pensa che il digitale basti a sostituire tutto mentre proteggere l’originale significa salvare una memoria fisica che parla davvero alla storia e all’umanità”.

“Il digitale  – conferma Maiarelli – non è un elemento complementare ma uno strumento fondamentale perché se da un lato abbiamo l’obbligo di proteggere gli originali da acqua e fuoco dall’altro la copia digitale permette di studiare le opere con una precisione senza il rischio di danneggiarle. Questo approccio crea un circolo virtuoso che trasforma il patrimonio artistico da onere economico a risorsa capace di generare ricchezza. Conservare bene e saper diffondere attraverso la tecnologia significa produrre valore e sostenere la conservazione stessa”.

Govoni ha sottolineato quanto Makros sia “un esempio capace di fungere da catalizzatore per l’innovazione e di guidare la crescita non solo della propria filiera, ma dell’intero contesto industriale. Il loro modo di condivisione dei progetti dell’impresa con i dipendenti, fornitori, soci, clienti è importantissimo e rappresenta una carta d’identità di un impresa moderna”. Makron è un’azienda che realizza un “prodotto culturale e innovativo”. Questo non solo per l’ambito tecnico in cui opera, ma per l’idea stessa di sviluppo che persegue, dove la cultura diventa l’elemento catalizzatore della crescita.

A concludere è stata Spadoni, che si è soffermata che si è soffermata su quanto il ruolo degli incubatori sia cambiato negli ultimi anni evolvendosi da centri per singole intelligenze a realtà specialistiche capaci di accogliere imprese innovative già strutturate come Makron che scelgono la rete per la sua forza strategica. Nel suo intervento ha sottolineato come “il cuore della crescita aziendale risieda nelle relazioni imprenditoriali e istituzionali poiché il dialogo tra chi ha un percorso consolidato e chi è agli inizi permette di superare i deficit di conoscenza tipici dei primi anni di vita di un’impresa”. L’appartenenza a una rete consente inoltre di “aprirsi a scenari internazionali e collaborazioni scientifiche rendendo il legame con l’Università di Ferrara un pilastro imprescindibile per garantire un’innovazione costante. La missione attuale degli incubatori è dunque quella di trattenere le eccellenze sul territorio favorendo una contaminazione positiva tra persone e competenze trasformando semplici input in progetti reali attraverso un sistema di coesione che rafforza l’intero tessuto economico locale”.

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