Egregio Direttore,
rispondo alle false affermazioni di Domenico Bedin, che ho letto su
estense.com nei miei confronti, in merito ai CAS: innanzi tutto, non credo di essermi mai definito “buon cristiano”, come, forse provocatoriamente, mi ha falsamente attribuito Bedin. Sono credente e cerco, con le mie cadute ed i miei limiti umani, di seguire gli insegnamenti del Maestro. Con questo non voglio neanche lontanamente paragonarmi al buonismo interessato di Domenico Bedin.
Da ex presbitero, lui è abituato alle prediche e per continuare egli non esita a citare casi umani che certamente sono presenti nel vasto mare dell’immigrazionismo di massa di questi ultimi decenni: immigrazionismo indotto, oltre che dalle differenze economiche e sociali nel mondo, o dalle guerre ancora in corso, anche da spinte di poteri occulti, con interessi inconfessati, ed anche, inconfessabili.
Domenico Bedin, non so se in perfetta buona fede, pretende di descrivere il mondo che lui frequenta da molti anni come “luoghi di buona convivenza conosciuti dagli agricoltori ed artigiani”. Non dubito e non lo metto in discussione che tra i migranti vi possano essere persone che hanno comportamenti corretti, forse indotti. Però mi chiedo, e lo chiedo a Bedin, come mai tutti questi “richiedenti asilo” arrivino quasi tutti in Italia senza documenti per l’espatrio o, anche solo documenti personali d’identità? Come mai siamo arrivati ad intasare gli uffici pubblici per poter accertare le loro identità e/o provenienza? Come mai tirare in ballo il Prefetto, che non rappresenta il Governo, ma è il rappresentante territoriale del Ministero dell’Interno?
Certo: generalizzare è pericoloso e fuorviante; com’è fuorviante, e falsamente buonista Bedin, quando pretende di descrivere casi umani, che certamente ci saranno anche tra queste persone, pur di giustificare un’accoglienza tout court.
Però la mia esperienza quotidiana è che in Italia abbiamo le stazioni ferroviarie presidiate dalle “risorse” boldriniane, ma la sinistra ci dice che sono solo “percezioni”; le nostre carceri sono piene di cittadini stranieri condannati; tantissimi fatti di sangue vengono commessi da cittadini che non dovevano essere ancora sul territorio dello Stato, perché muniti di decreto di espulsione, mentre sono ancora liberi di circolare impunemente. Nella delinquenza giovanile, con sovrabbondante presenza di italiani di seconda generazione (denominati maranza), è diventata invalsa l’usanza di girare armati di arma bianca, che spesso sfocia in violenza con feriti, se non, addirittura, con degli omicidi. Come mai le nostre forze dell’ordine, alle quali va tutta la mia umana solidarietà, sono costrette a gestire quotidianamente situazioni di violenza e di degrado.
Ma, già, tanto la mia sarà l’ennesima “sensazione”, secondo Domenico Bedin.
Nella sua foga immigrazionista, Bedin pretende falsamente di attribuirmi il pensiero che dovremmo accogliere “solo quelli che arrivano col decreto flussi per lavoro e possibilmente non musulmani”. Ho detto semplicemente che se si vuole immigrare in Italia, o in Europa, da Nazioni fuori dallo spazio Schengen, bisogna avere i documenti. E’ pretendere troppo?
Per quanto riguarda i musulmani ho invitato ed invito lui, che all’epoca era presbitero, a leggere o rileggere la lettera pastorale 12 settembre 2000 del Card. Biffi, Arcivescovo di Bologna. Lettera molto profonda che termina con una calda raccomandazione al popolo bolognese.
Naturalmente, pur a distanza di oltre due decenni, non è ancora dato di vedere chiaramente l’evoluzione delle dinamiche demografiche in atto nel nostro Paese. Però, guardando un po’ in giro per il pianeta osservo che l’Islam sta avanzando, mentre i pacifici cristiani stanno arretrando, grazie anche a posizioni di uomini di Chiesa, non proprio rispettosi della tradizione e dell’insegnamento cristiano. Sotto questo aspetto, penso che la Chiesa di papa Leone XIV dovrà fare un approfondito esame, come lo sta facendo con il Concistoro, sperando che il no global Luca Casarini sia lasciato ai fuori della sinodalità, anziché chiamato come fece, invece, papa Bergoglio.
Cordiali saluti.
Lucio Maccapani