Cronaca
15 Gennaio 2026
Sicurezza a rischio: si segnalano le stesse criticità impiantistiche anche nell'altro edificio

Incendio grattacielo: anche la Torre A sarà interdetta

di Redazione | 3 min

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L’incendio scoppiato nei giorni scorsi nella Torre B del grattacielo di Ferrara rischia di essere solo il primo segnale di un problema ben più ampio. I riflettori, ora, si spostano sulla Torre A, un edificio che – secondo quanto emerso da fonti di Estense.com – presenterebbe le stesse gravi criticità a livello di sicurezza antincendio.

L’allarme sarebbe stato lanciato nel corso dell’ultima riunione della task force in Prefettura, anche se da Palazzo Giulio d’Este non arrivano conferme in questa direzione e si attende un ulteriore valutazione da parte del Comando dei Vigili del fuoco.

Secondo quanto appreso da estensecom, entro lunedì dovrebbe essere emessa una ordinanza che prevede il termine di trenta giorni di tempo per la messa in sicurezza dei locali dei contatori .

Qui si apre un grosso punto interrogativo per quanto riguarda sia i costi che il futuro degli altri duecento residenti della Torre A. Non si parla, almeno nell’immediato, di uno sgombero totale, ma di lavori obbligatori che comporterebbero costi elevatissimi: non semplici interventi tampone, ma adeguamenti strutturali stimati in diversi milioni di euro.

Una prospettiva che apre interrogativi pesanti. Come garantire la sicurezza degli abitanti nel frattempo? Chi si assume la responsabilità se dovesse accadere un incendio anche nella torre principale?

Intanto arriva in Consiglio comunale un’interrogazione urgente sull’emergenza abitativa seguita all’incendio della Torre B. A presentarla è la consigliera Anna Zonari, del gruppo consiliare La Comune di Ferrara, che chiede al sindaco e alla giunta di chiarire quali misure l’Amministrazione intenda adottare nella fase successiva alla prima accoglienza.

Nel testo si punta il dito contro il punto di accoglienza allestito al Palazzetto, spazio interdetto ai giornalisti, dove al momento risultano ospitate 60 persone, “tra cui tre nuclei familiari con minori (con un bimbo malato) e una giovane donna con ridotta mobilità”, per le quali “le condizioni di accoglienza non appaiono adeguate”.

La “mobilità ridotta” fa riferimento a una giovane donna di 28 anni, di nazionalità nigeriana, che si è rotta un piede durante l’incendio saltando da una finestra del secondo piano. Un episodio che era stato negato in un primo momento dalla giunta di Ferrara. Per lei si parla di una frattura scomposta che dovrà essere operata entro una settimana.

A questo si aggiunge la difficoltà degli ospiti nel vivere in spazi promiscui: l’enorme ‘dormitorio’ non ha paratie o veli o altro che possano separare le varie persone, con evidenti difficoltà per donne (una ventina) e bambini,

L’interrogazione evidenzia inoltre che “le condizioni di accoglienza proprie della prima emergenza, pur necessarie nella fase immediatamente successiva all’evento, devono considerarsi per loro natura temporanee” e non idonee a protrarsi nel tempo.

Tra le criticità segnalate figurano anche i rischi sanitari legati al periodo influenzale, la promiscuità degli spazi, la presenza significativa di donne e l’inadeguatezza dei servizi igienici, “concepiti per un utilizzo occasionale e non per una permanenza continuativa”.

Nel comunicato che accompagna l’interrogazione, Zonari spiega che “l’atto nasce dalla necessità di fare chiarezza sulle misure che l’Amministrazione intende adottare nella fase successiva alla prima emergenza”, sottolineando che “le condizioni proprie dell’emergenza non possono protrarsi a lungo, soprattutto in presenza di nuclei familiari con minori e di persone con limitazioni motorie”.

L’interrogazione richiama anche le dichiarazioni del sindaco Alan Fabbri, che ha annunciato un impegno del Comune nel supportare gli sfollati nella ricerca di soluzioni alternative attraverso il mercato privato degli affitti.

Ma la consigliera mette l’accento su una fascia di persone spesso esclusa dagli interventi ordinari: coloro che “pur non rientrando ordinariamente in condizioni di disagio sociale, si trovano, a seguito dello straordinario evento in atto, nell’impossibilità di sostenere autonomamente i costi di una sistemazione abitativa alternativa”

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