Jolanda di Savoia. Prima udienza preliminare ieri (mercoledì 14 gennaio) mattina per l’inchiesta nata a seguito delle morti di Cosmin Robert Pricopi e Costin Yonel, i due operai di nazionalità rumena di 20 e 50 anni, che persero la vita nel tragico incidente sul lavoro all’interno del Polo Crispa di Jolanda di Savoia.
I fatti risalgono alla giornata del 15 maggio 2023 quando, all’interno della discarica di proprietà di Area Impianti, il cestello elevatore su cui i due stavano lavorando aveva improvvisamente ceduto, facendoli volare nel vuoto da un’altezza di poco meno di sei metri.
Insieme a loro – all’interno del cestello – c’era anche un terzo operaio di 48 anni, padre di Pricopi, unico sopravvissuto al violento impatto, che fu trasportato in ambulanza all’ospedale Sant’Anna di Cona con un quadro clinico meno grave rispetto ai due.
Pricopi e Yonel invece, trasportati d’urgenza in elisoccorso negli ospedali di Bologna e Cesena, morirono a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Il primo si spense il 16 maggio, dopo un giorno di ricovero, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore. Il secondo invece dieci giorni più tardi, il 25 maggio, all’ospedale Bufalini, a causa dei gravissimi traumi riportati a seguito della caduta.
Quattro le persone per cui la pm Isabella Cavallari – titolare del fascicolo di indagine – ha chiesto il rinvio a giudizio: il preposto di cantiere, nonché padre del 20enne morto, il datore di lavoro, il tecnico che ha eseguito la verifica periodica annuale della piattaforma di lavoro elevabile e il collega che ha eseguito quella supplementare ventennale. A tutti e quattro – seppur con sfumature diverse – viene contestato l’omicidio colposo in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Oltre a loro, la Procura ha chiesto il processo come responsabile civile per l’azienda per cui i tre operai lavoravano.
In particolare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, il datore di lavoro e i due tecnici non avrebbero impedito che i due operai deceduti utilizzassero la piattaforma non controllata, manutentata e verificata adeguatamente e perciò risultata ammalorata fino alla rottura del meccanismo di inclinazione/rotazione del cestello, mentre i lavoratori erano all’interno. Il datore di lavoro e il preposto invece non avrebbero fatto in modo che i lavoratori non salissero sulla piattaforma senza avere un’idonea cintura di sicurezza al fine di evitare il pericolo di caduta dall’alto.
Le stesse singole condotte vengono avanzate al datore di lavoro e ai due tecnici anche per il grave ferimento del padre del giovane 20enne. Fatto per cui i tre devono anche rispondere del reato di lesioni personali aggravate sempre in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
In tutto sono nove le persone offese, vale a dire i familiari dei due lavoratori che hanno perso la vita. Il processo tornerà in aula il 6 maggio, quando il gup Marco Peraro del tribunale di Ferrara valuterà se le assicurazioni avranno nel frattempo risarcito o meno il danno alle famiglie delle vittime che, in caso di esito negativo, valuteranno la costituzione di parte civile in un eventuale processo.
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