Economia e Lavoro
15 Gennaio 2026
Dalla Critical Chemicals Alliance un piano per salvaguardare i poli industriali strategici dell’Emilia-Romagna e rilanciare investimenti e innovazione

Crisi della chimica, l’Europa guarda ai grandi poli: Ferrara nodo strategico

di Redazione | 3 min

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Necessità urgente di trovare risposte alla crisi del settore chimico, schiacciato da alti costi dell’energia, da una forte concorrenza internazionale, oltre che dalla complessità delle regole e dei vincoli e dalla mancanza di investimenti. Se ne è parlato martedì alla prima assemblea della Critical Chemicals Alliance, che si è tenuta in Olanda presso il polo chimico di Chamelot, a Geleen.

L’iniziativa, istituita dalla Commissione europea, vuole dare risposte all’attuale crisi che colpisce la catena della produzione chimica in Europa e riunisce istituzioni nazionali e regionali, industria, investitori e ricercatori per identificare la produzione chimica critica, mappare le molecole chiave, coordinare gli investimenti e sostenere progetti strategici per garantire l’approvvigionamento di sostanze chimiche essenziali per l’economia dell’Unione europea.

Dagli interventi sia del vicepresidente della Commissione Ue, Stephane Séjourné, che del rappresentante dell’associazione europea delle imprese della chimica (Cefic), Marco Mensink, è stato evocato il rischio di chiusura di molti impianti con il conseguente indebolimento delle capacità produttive dell’Unione e il rischio di una maggiore dipendenza dall’estero per produzioni strategiche. All’incontro è risultato chiaro che il settore è strategico anche per il contributo che dà a tutte le filiere produttive europee, Séjourné l’ha infatti definito “l’industria delle industrie” e ha affermato che, quando la chimica è forte, lo è anche tutta l’industria europea.

“L’Alleanza per la chimica è un progetto strategico per l’Emilia-Romagna, non serve solo per difendere l’esistente, a partire dai grandi poli di Ravenna e Ferrara, ma anche per far crescere grazie all’innovazione nuovi prodotti, nuovi mercati e nuovi utilizzi della chimica, un settore che nel nostro Paese è trasversale a tutti i comparti, dal biomedicale al tessile, dall’auto all’edilizia, dalla farmaceutica all’agricoltura – sottolinea il vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla -. I criteri che la Commissione europea vuole seguire per definire le proprie misure per il settore sono chiarezza, sui siti e le molecole strategiche, e una competizione internazionale equa e leale come precondizione dell’apertura del mercato europeo. Occorre garantire competitività, grazie anche a una rinforzata collaborazione con i livelli regionali, perché è lì che si creano le condizioni per iniziative efficaci. Infine- conclude- un altro importante criterio è quello della modernizzazione, cioè stimolo all’innovazione anche per rispondere agli obiettivi della bussola competitiva e del Green Deal europeo. Tutti temi su cui la Regione è pronta, come sempre, a fare la propria parte, per una competizione evoluta e socialmente e ambientalmente sostenibile”.

Durante l’assemblea sono stati indicati nove membri del Board e dello Steering Commettee che avranno un ruolo nel dirigere e coordinare i quattro gruppi di lavoro che saranno chiamati a produrre analisi e indirizzi per l’adozione di misure da parte dell’Ue su siti produttivi e molecole critiche, sulla modernizzazione del settore, sul commercio estero e i nuovi mercati guida per la chimica. Entro il 23 gennaio, quando i membri dell’alleanza potranno proporre propri esperti, la Regione Emilia-Romagna avanzerà proprie candidature.

Nel board è stata chiamata anche Ecrn, l’associazione europea delle Regioni della chimica di cui la l’Emilia-Romagna è socia. Per l’Emilia-Romagna, oltre alla Regione, fa parte della Critical Chemical Alliance anche Unibo, tramite il dipartimento di chimica.

Nella nostra regione la chimica rappresenta un settore significativo, con 546 imprese per 18.700 occupati, con poli industriali importanti come Ferrara e Ravenna che ospitano grandi aziende e una presenza capillare di circa il 9% delle aziende italiane. In Emilia-Romagna ci sono grandi impianti di produzione di chimica di base, strategici per la filiera nazionale ed europea e si sta investendo nella transizione verde e nella bonifica dei siti, supportata anche da università e centri di ricerca.

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