Cronaca
15 Gennaio 2026
Nel luglio 2024 i due imputati erano stati assolti in primo grado, con formula piena, da ogni accusa

Tentata concussione a Cona. Si attende la decisione dell’Appello

di Davide Soattin | 3 min

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Nonostante la richiesta formulata nell’atto di appello dalla pm Isabella Cavallari e dalla parte civile, la Procura generale della Corte d’Appello di Bologna ha ritenuto non necessario disporre la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel processo a carico di Roberto Ferrari, 75 anni, e Gabriele Guardigli, 66 anni, rispettivamente ex e attuale primario della Cardiologia dell’ospedale Sant’Anna di Cona, oggi nuovamente alla sbarra davanti ai giudici di secondo grado per tentata concussione.

I due erano finiti a processo per fatti risalenti al 2016, quando – secondo la ricostruzione degli inquirenti – avevano fatto presunte pressioni nei confronti di due medici per non accettare i posti in Cardiologia al Sant’Anna, per i quali si stavano scorrendo le graduatore formate nel 2010.

Principale prova della presunta tentata concussione era la registrazione vocale che uno dei due medici, Chiara Carrescia, parte civile nel procedimento assistita dagli avvocati Fabio Anselmo e Silvia Galeone, fece quando incontrò Ferrari e Guardigli per discutere della questione.

Nonostante le accuse con cui erano stati rinviati a giudizio, i due imputati, sentiti durante le udienze del processo di primo grado, si erano comunque sempre professati innocenti, negando ogni addebito contestato dagli uffici di via Mentessi nei loro confronti e spiegando la loro versione dei fatti, con Ferrari che, a proposito delle presunte pressioni fatte a Carrescia per non accettare il posto, disse che “nessuno avrebbe avuto il potere di non assumerla“.

Alla fine, a luglio di due anni fa, entrambi erano stati assolti in primo grado, con formula piena, dall’accusa di tentata concussione, seppure la Procura avesse chiesto per ciascuno quattro anni di condanna. La pm Isabella Cavallari e la parte civile avevano quindi fatto appello, chiedendo di rinnovare l’istruttoria dibattimentale. Richiesta che però non è stata reiterata dalla Procura Generale durante l’ultima udienza del procedimento, quando invece è stato acquisito dai giudici felsinei un documento ritenuto di interesse, relativo a un altro concorso, che non era entrato negli atti del processo di primo grado.

Il pool difensivo dei due imputati, rappresentato dagli avvocati Marco Linguerri, Marcello Elia e Gianluigi Lebro, preferisce non commentare la decisione della Corte, anche se dice di essere favorevole, ma fa sapere di attendere con serenità e fiducia che venga fatta giustizia.

Parla invece l’avvocato di parte civile Fabio Anselmo che dice di essere “ben lieto che siano state accolte le conclusioni della Procura Generale sulla rinnovazione dell’istruttoria dal momento che, in chiave accusatoria, ha sostenuto che non sarebbe stato necessario perché comunque il processo si regge su prove documentali e su circostanze di fatto che sono già state chiarite, e non su una rivalutazione delle testimonianze raccolte, e quindi siamo al di fuori dell’obbligo di rinnovazione”.

“Anche nel mio atto – chiude Anselmo – avevo anticipato che sarebbe stata inutile la rinnovazione dibattimentale. Ubi maior minor cessat quindi. Pur mantenendo formalmente le mie conclusioni ferme, in aula, ho detto che non potevo non condividere la posizione del pg Massimiliano Rossi. Ora l’ultima parola spetta alla Corte d’Appello”.

Il processo tornerà in aula il 20 gennaio per la discussione.

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