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L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur accende un nuovo fronte di scontro sul futuro dell’agricoltura europea e italiana. A lanciare l’allarme è Stefano Calderoni, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, che definisce l’intesa “un grave fattore di rischio per l’agricoltura europea e italiana, in particolare per i territori a forte vocazione agricola e per i piccoli e medi produttori”.
Secondo Calderoni, l’apertura del mercato europeo a grandi volumi di prodotti agricoli sudamericani, provenienti da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, rischia di avere effetti strutturali sulle filiere. L’accordo, che coinvolge “l’organizzazione commerciale formata da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay che è la sesta economia più grande a livello mondiale”, favorirebbe l’ingresso di merci a basso costo, prodotte con standard ambientali, sanitari e sociali inferiori a quelli europei. Un meccanismo che, avverte, “rischia di compromettere in modo strutturale la tenuta economica di intere filiere”.
Nel mirino c’è il modello di liberalizzazione promosso dall’Unione europea, che prevede “la riduzione progressiva dei dazi sul 90% dei prodotti e operazioni doganali semplificate per favorire la circolazione delle merci”. Un’impostazione che, secondo la Cia, “favorisce principalmente le grandi multinazionali agro-industriali, mentre scarica i costi economici, ambientali e sociali sui territori rurali, sugli agricoltori e sui consumatori”.
Particolarmente esposte risultano le aree a colture estensive. È il caso della provincia di Ferrara, dove la produzione di cereali, mais, grano e soia rappresenta una componente essenziale dell’economia agricola locale. Si tratta, sottolinea Calderoni, delle stesse materie prime “che verrebbero massicciamente importate dal Sud America”. In un contesto già caratterizzato da margini ridotti e forte dipendenza dai prezzi di mercato, “l’ingresso di grandi quantità di prodotti importati a prezzi più bassi eserciterà una pressione al ribasso insostenibile, mettendo in difficoltà soprattutto le aziende agricole di piccola e media dimensione”.
Le criticità non si fermano agli aspetti economici. L’accordo, denuncia la Cia, “incentiva, infatti, un modello produttivo fondato sulla monocultura e sull’agricoltura intensiva, incompatibile con la tutela dell’ambiente, del suolo e della biodiversità”. A livello globale questo modello “alimenta la deforestazione e l’espansione delle coltivazioni destinate a mangimi”, mentre sul piano locale rischia di accelerare “l’abbandono delle aziende agricole meno strutturate, lo spopolamento delle aree rurali e la perdita di presidio del territorio”.
Forte anche la preoccupazione per la salute dei consumatori e la sicurezza alimentare. Nei Paesi del Mercosur, ricorda Calderoni, “sono consentite pratiche e sostanze vietate in Europa”. Il rischio è che “prodotti ottenuti con pesticidi e standard meno stringenti” entrino nel mercato europeo, creando “una concorrenza sleale e abbassando di fatto il livello complessivo di tutela per i consumatori”.
A rendere il quadro ancora più critico sono le clausole di salvaguardia previste dall’intesa, giudicate insufficienti. “Le cosiddette clausole di salvaguardia previste dall’accordo appaiono deboli e difficilmente applicabili”, mentre “le risorse economiche annunciate non compensano i danni potenziali e non rappresentano un reale sostegno ai territori più colpiti”. Particolarmente contestata è anche “l’ipotesi di un’applicazione anticipata dell’accordo, senza un pieno confronto democratico”.
In questo scenario si inserisce la protesta degli agricoltori, scesi in piazza il 18 dicembre a Bruxelles. Una mobilitazione che, per la Cia di Ferrara, rappresenta “un passaggio fondamentale di mobilitazione e di richiesta di ascolto da parte dei territori agricoli più esposti”.
La battaglia, tuttavia, non si ferma. Calderoni ribadisce che, “in assenza di rassicurazioni chiare e vincolanti rispetto alle richieste formulate”, la mobilitazione continuerà. Tra le priorità indicate figurano “la tutela dei piccoli produttori, il rispetto degli standard ambientali e sanitari e la salvaguardia delle economie agricole locali”. L’appuntamento è già fissato: “il 20 gennaio saremo, infatti, a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, per chiedere risposte concrete e credibili a tutela dell’agricoltura, dei territori e delle comunità rurali”.
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