Ieri mattina (martedì 13 gennaio) sul tavolo del sostituto procuratore Stefano Longhi sono arrivate le informative dei Carabinieri del nucleo investigativo di Ferrara e dei Vigili del fuoco su quanto avvenuto alla base della torre B del Grattacielo di via Felisatti.
Si tratta della seconda inchiesta riguardante la struttura di cui si occupa Via Mentessi negli ultimi anni. La precedente, firmata dal pm Alberto Savino e datata 2020, riguardava le ipotesi di violazione della normativa antincendio per edifici di altezza superiore ai 50 metri e violazione dolosa delle norme di antinfortunistica.
Le indagini, a carico di 21 persone (residenti e proprietari), si conclusero con l’archiviazione, dal momento che la messa a norma degli ambienti comuni e di quasi tutti quelli privati era di fatto avvenuta. Facevano eccezione alcuni casi isolati di persone ormai irreperibili, titolari di appartamenti disabitati.
Quei faldoni confluiranno ora come informativa nel fascicolo aperto per incendio colposo a carico di ignoti.
E proprio la matrice del rogo è al momento l’unica cosa certa dalla quale possono partire gli inquirenti: l’incendio dell’11 gennaio non è stato sicuramente di natura dolosa. Forse un cortocircuito, forse un sovraccarico, magari causato da incuria, negligenza o imperizia. Da colpa insomma. Su questo e sulla possibile catena di responsabilità dovrà scavare la procura.
E non sarà un compito facile. Negli anni il Grattacielo è stato più volte sotto attenzione per episodi che poco hanno a che vedere con la sicurezza. Fino a tre anni fa, ad esempio, erano stati segnalati allacciamenti abusivi. Su questo aspetto dovrebbe essere sentito il custode del condominio, colui che – chiamato da un inquilino e verificato lo spargersi delle prime fiamme nel locale dei contatori, aveva dato l’allarme ai vigili del fuoco.
Altro passo sarà quello di verificare se tutti i protocolli relativi alla sicurezza e all’adeguatezza del sistema antincendio (dalla manutenzione degli impianti al controllo dei fumi) sono stati rispettati.
Intanto il locale dei contatori rimarrà sotto sequestro fino al termine degli accertamenti.
Un altro termine, che esula dalla competenza giudiziaria, è quello stabilito dal Comune per la messa in sicurezza dei luoghi.
L’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco Alan Fabbri, che ha dichiarato l’inagibilità temporanea fino al ripristino delle condizioni di sicurezza dell’edificio e che ha ordinato ai residenti e ai proprietari di non utilizzare gli appartamenti “se non per l’esecuzione delle opere di ripristino, da affidarsi a ditta abilitata”, presenta un termine che difficilmente potrà essere rispettato. Quello di 30 giorni.
Un mese per la realizzazione di tutte le opere necessarie alla messa in sicurezza del fabbricato. Impresa ardua.
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