Politica
14 Gennaio 2026
L’assessore all’Urbanistica: “L’Amministrazione non ha a disposizione gli stanziamenti necessari per procedere”. I dubbi delle opposizioni

Pozzuolo del Friuli, una caserma in sospeso

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

“Confrontandosi con l’associazionismo e all’alba di questo secondo mandato, anche in virtù delle richieste di alcuni consiglieri, abbiamo prodotto una relazione finale”. È con queste parole che il vicesindaco Alessandro Balboni ha introdotto la commissione consigliare di ieri (13 gennaio), sulla procedura di riqualificazione dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo.

Dal punto di vista del Comune il confronto tra i partner, moderato dal consorzio Futuro in Ricerca, ci sarebbe stato e avrebbe coinvolto diversi attori del territorio, tra cui l’Università e il Comune di Ferrara – entrambe consociate del consorzio – e il mondo dell’associazionismo.

Mondo dell’associazionismo – attivo negli ultimi anni per scongiurare il progetto Fe.Ris., voluto dalla giunta ma bocciato dal consiglio comunale dopo una ingente mobilitazione pubblica non così convinto invece di essere stato coinvolto. Da cittadini, associazioni e movimenti viene la richiesta di tutelare un bene comune e di avviare una rigenerazione orientata alla pubblica utilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità urbana.

Attraverso due workshop tenutisi tra marzo e maggio del 2024 – ha spiegato il presidente del Consorzio Futuro in Ricerca, professor Donato Vincenzi – “si è avviato un percorso partecipativo da cui è emersa la volontà delle steakholder di creare uno spazio pubblico multifunzionale, inclusivo e non orientato alla sola logica commerciale: spazi culturali e formativi, come centri congressi o aule studio, oppure luoghi per eventi e convegni o, ancora, uno studentato per porre un argine all’emergenza abitativa degli studenti fuorisede”.

Per le opposizioni in realtà, più che di percorso partecipato, si è trattato di una semplice “indagine preliminare per raccogliere proposte, attese e visioni da parte di alcuni portatori di interesse”.

Ora intanto la palla torna al centro. La proprietà dell’immobile, infatti, è in capo a Cassa depositi e prestiti e, come ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Vita Finzi Zalman, “l’Amministrazione non ha a disposizione gli stanziamenti necessari per procedere”.

Lo scopo del processo partecipativo sarebbe da identificare, come ha spiegato Vincenzi, con “l’individuazione dei beneficiari finali dell’intervento di riqualificazione” attraverso la messa in evidenza di “vantaggi e svantaggi di tutte le soluzioni che venivano proposte”.

In altre parole, come ha sintetizzato alla fine del suo intervento Balboni, “il Comune non ha la facoltà decisoria unica su quell’area, ma questo non significa che non abbia la facoltà di influenzare le decisioni”.

Diversi sono stati i dubbi sollevati dall’opposizione, in particolare da Anna Zonari (La Comune di Ferrara), promotrice di un’interrogazione sul tema la cui risposta – queste le sue parole – arriva “in ritardo di quasi un anno”.

Le remore di Zonari si sono concentrate soprattutto sul percorso partecipato: “Da una parte c’è la visione dell’amministrazione – ha dichiarato, ricordando il naufragio del progetto Fe.ris, che non prendeva in considerazione una rigenerazione urbanistica partecipata -, dall’altra una visione portata avanti da centinaia di cittadini, una visione legata alla pubblica utilità”.

“Quando si parla di processi partecipati si parla di qualcosa di chiaro: agli interlocutori viene detto qual è il potere decisionale che possiedono. Questo è mancato” ha affermato la consigliera, evidenziando la fuoriuscita dal percorso partecipativo del Forum Ferrara Partecipata e la partecipazione alla consegna delle proposte in Comune di sole 5 su 30 associazioni.

“Uno strumento partecipato richiede che vengano definiti organismi decisionali, che sono al di là delle possibilità del consorzio” è stata la risposta del professor Vincenzi.

Divergenze sono emerse anche sulla decisione di coinvolgere un’esperta di urbanistica, la professoressa del politecnico di Torino Rosa Tamborrino, che “avesse una visione il più possibile neutra” sulla riqualificazione dell’area, come ha specificato Vincenzi, tenuto conto anche dei “trascorsi discussi in ambito comunale”.

“Perché si parla di neutralità su una questione che è meramente tecnica?” ha dichiarato Zonari, seguita dalla consigliera Sara Conforti (Pd) che ha rivelato come “questioni riconosciute come centrali dalla dottoressa Tamborrino erano state poste da lungo tempo dalla cittadinanza organizzata”.

È stato poi il consigliere dem Davide Nanni a porre la questione del mancato coinvolgimento nel percorso partecipato dei residenti del quartiere nelle prossimità dell’ex caserma. “Ci avevamo pensato – ha dichiarato Vincenzi -. Molto meno semplici sono state le modalità con cui farlo: non esistendo un’associazione degli abitanti di quell’area, abbiamo scelto di non farlo”. Il presidente del consorzio ha però assicurato un coinvolgimento dei residenti nelle fasi successive del percorso.

Di impronta più ambientalista l’intervento di Marzia Marchi (M5S): “Abbiamo una situazione atmosferica in questa città tragica. Mentre in altre città si fanno scelte di demolizione di costruiti per

creare spazi verdi, noi abbiamo un enorme spazio verde nel cuore della città”.

In seguito a una serie di rivendicazioni sui progetti di stampo ambientalista portati avanti dall’Amministrazione, Balboni ha risposto a Marchi: “Quel progetto dovrà vedere spazi verdi, perché sarà in coerenza con tutto quello che stiamo facendo in questa città”.

In conclusione, alla domanda unanime delle opposizioni su come si procederà d’ora in avanti, Balboni ha replicato: “Qui si tratta di una dimensione di complessità, con un numero di soggetti coinvolti e con una dimensione di diverse possibilità di sviluppo che non può raccogliere le dinamiche del tradizionale processo partecipato. Dico che non dobbiamo ripetere gli errori del passato”.

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