di Ilaria Baraldi*
Emerge, dalla lettura dei quotidiani, la vicenda della giovane ragazza, venduta dalla madre ad un uomo, per il tramite di un mediatore, riuscita fortunosamente a sottrarsi al marito padrone ora agli arresti con l’accusa di maltrattamenti e lesioni personali e indagato per atti sessuali con minorenne.
Questa storia ci racconta di squallore e degrado, di una rete di adulti amorali che usano una ragazzina come fosse merce. Ci racconta di abusi fisici e psicologici. Di abbandono e solitudine. Sbaglieremmo però se leggessimo questa storia per abbandonarla inorriditi e passare ad altro.
Penso che questa storia ci parli anche della mancanza strutturale o della inefficienza di reti – sociali, anzitutto, poi scolastiche e sanitarie – in grado di intercettare bisogni e necessità di una giovane ragazza. Le notizie sono troppo poche e lacunose e ovviamente sarà il lavoro della magistratura a fare luce su ciò che è successo. Ma con le poche notizie che abbiamo letto é possibile desumere che questa “coppia” abbia incontrato, da quando è in Italia, molte persone (qualche vicino di casa? Un datore di lavoro?) ed è legittimo chiedersi come sia possibile che nessuno si sia fatto qualche domanda, anche solo come mai la ragazza non frequentasse la scuola.
Il confine tra il rispetto della privacy e l’indifferenza per le vite degli altri non è poi così sottile. Forse un primo passo per migliorare il mondo é essere più attenti alla porzione di mondo che abitiamo noi, anche solo guardando chi abbiamo accanto, tornando a parlare e a farsi toccare dall’esistenza di chi ci è estraneo ma non per questo alieno, ricucendo i legami che fanno della somma di persone una comunità.
*portavoce Conferenza Donne democratiche di Ferrara
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