Politica
26 Gennaio 2026
La consigliera del Pd di Argenta interviene sugli ultimi fatti di cronaca che minano la sicurezza in città e in provincia

Disagio giovanile. Pirazzini: “La destra semplifica, servono interventi strutturali”

di Redazione | 3 min

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L’accoltellamento avvenuto l’altra notte in via Eridano, con due minorenni già individuati e un ferito che “solo per caso se la caverà con appena 30 giorni di prognosi”, riporta al centro dell’attenzione un tema che da tempo attraversa la città è la provincia di Ferrara. A intervenire è Chiara Pirazzini, consigliera comunale del Partito democratico ad Argenta, che legge l’episodio come “l’ultima delle vicende che si inserisce in una lunga serie di fatti che raccontano un problema sociale sempre più evidente anche a Ferrara”.

Negli ultimi anni, sottolinea Pirazzini, “la sicurezza urbana, tra città e provincia, si è intrecciata con la crescita del disagio giovanile”. Un fenomeno che si manifesta con “un aumento esponenziale di gruppi violenti, superficialmente etichettati come ‘maranza’ o ‘baby gang'”, e che comprende “episodi di microcriminalità, aggressioni, risse, consumo di alcol e consumo e spaccio di sostanze, soprattutto nelle ore serali e notturne”. Dinamiche che, aggiunge, “si concentrano nelle stazioni della provincia per poi muoversi nei centri cittadini”.

Nel mirino finiscono i luoghi simbolo degli ultimi anni: “Ricordiamo tutti la precarietà di Galleria Matteotti, le risse riprese con i telefoni cellulari e Parco Pareschi, trasformato in un’arena, e la percezione di insicurezza in piazza Verdi”. Di fronte a “un fenomeno sociologicamente complesso”, per Pirazzini “la destra ha costruito una narrazione semplicistica, enfatizzando singoli fatti e indicando capri espiatori, senza affrontare le cause strutturali”.

Da qui il lavoro del Pd: “Il Partito democratico ha avviato da tempo tavoli tematici provinciali di elaborazione politica, compreso quello sulle sicurezze, al quale partecipo. Non vogliamo limitarci ad osservare, standocene in disparte”. Un impegno che arriva “dopo anni di governo cittadino anche a Ferrara”, con la consapevolezza che “i problemi non sono risolti”. E un cambio di linguaggio ritenuto necessario: “Le parole di origine bellica, ‘combattere’ i cosiddetti ‘maranza’, hanno costruito muri, rendendo impossibile una mediazione. I giovani non sono nemici, ma soggetti fragili da aiutare”.

Secondo Pirazzini, il disagio è “aggravato da effetti post-Covid: fragilità emotiva, dispersione scolastica, consumo di alcol e sostanze”. In assenza di alternative, “senza spazi di aggregazione e opportunità educative, lo spazio pubblico diventa il luogo in cui il disagio esplode in conflitto”. Per questo, spiega, “convinti che la sicurezza non possa essere ridotta a propaganda, abbiamo lavorato per tessere relazioni e incontrare stakeholder”, dai giovani che frequentano la movida ai sindacati di polizia, fino alle rappresentanze dei pubblici esercizi.

La proposta è “un approccio integrato che tenga insieme sicurezza e politiche sociali”. Tra i punti messi a terra, un Piano comunale e provinciale contro la delinquenza giovanile “basato su dati disaggregati”, il coinvolgimento di scuole, servizi sociali, associazioni e forze dell’ordine, l’istituzione di ‘un assessorato alle politiche giovanili” e di “un tavolo tecnico permanente provinciale” con obiettivi misurabili e una relazione annuale.

Sul fronte operativo, Pirazzini indica “il rafforzamento del presidio territoriale della polizia di prossimità e un accordo interforze”, insieme a “uso mirato di videosorveglianza  e illuminazione pubblica” e a “controlli a tappeto degli esercizi per il rispetto della non somministrazione di alcol ai minori”. Accanto alla sicurezza, “investimenti strutturali in spazi di aggregazione giovanile, liberi e accessibili”, e percorsi di formazione e stage “per professionalizzare i ragazzi ed avvicinarli al mondo del lavoro”.

Centrale anche la prevenzione: “Interventi nelle scuole, dalle medie, su consumo di alcol e sostanze, salute mentale e gestione delle dinamiche di gruppo”, con sportelli di ascolto e collaborazione con i consultori “per limitare la dispersione scolastica”. Infine, “maggiore impegno contro la violenza sulle donne, partendo dai giovani, perché la scuola deve essere luogo di educazione su un problema profondamente culturale”.

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