Politica
13 Gennaio 2026
Tagli alla ricerca e contraddizioni della politica tra annunci, ordini del giorno e scelte di Bilancio

L’arte del possibile e i limiti della coerenza

di Redazione | 3 min

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Un ordine del giorno “riparatore” non cancella i tagli alla ricerca previsti dalla legge di Bilancio. Tra annunci rassicuranti, atti parlamentari privi di effetti concreti e scelte di bilancio già approvate, le contraddizioni della politica emergono con particolare evidenza. A Ferrara, per l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e per l’Università queste incoerenze si traducono in conseguenze reali.

Si dice spesso che “la politica è l’arte del possibile”, ovvero la capacità di ottenere il miglior risultato raggiungibile date le circostanze. Ma questa definizione di realpolitik rischia di trasformarsi in un alibi quando il “possibile” coincide con la contraddizione. La politica non può creare la realtà, certo, ma non può neppure fingere di non esserne responsabile.

È questa la sensazione che resta dopo i tagli decisi dal Governo nella recente legge di Bilancio. Tra questi, i fondi destinati alla ricerca subiscono una riduzione che colpisce direttamente l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): meno risorse per i laboratori, maggiore precarietà per i ricercatori e ridotte possibilità di sviluppo per i progetti già avviati. A ciò si aggiungono il blocco parziale del turnover per le università e gli enti pubblici di ricerca, che di fatto impedisce l’assunzione di nuovi ricercatori per sostituire chi va in pensione, e il taglio al Fondo per i Medicinali Innovativi, con ricadute dirette sulla ricerca farmacologica e clinica di nuova generazione.

Preoccupa, inoltre, il mancato rifinanziamento di fondi strutturali sufficienti a coprire il “gap finanziario” che si creerà alla fine del PNRR. Il rischio è che migliaia di ricercatori, assunti con contratti a termine legati ai progetti europei, restino senza prospettive, innescando una nuova “fuga di competenze” verso l’estero.

In questo scenario appare quasi paradossale leggere sulla stampa locale e nazionale dell’approvazione di un ordine del giorno, presentato da un parlamentare della stessa maggioranza di Governo, che impegna l’esecutivo “a valutare l’opportunità di reintegrare la dotazione inizialmente prevista per il finanziamento dell’IIT, fiore all’occhiello della ricerca italiana”.

Per Ferrara, queste scelte sono tutt’altro che marginali, soprattutto per l’impatto sul Centro di Neurofisiologia Traslazionale dell’IIT attivo presso l’Università di Ferrara (UNIFE), punto di riferimento internazionale per lo studio di tecnologie innovative per la salute e l’integrazione tra ricerca di base e applicazioni cliniche.

Qui emerge una contraddizione difficile da ignorare: che credibilità può avere una dichiarazione di intenti promossa dalla stessa maggioranza che ha appena approvato quegli stessi tagli?

Un ordine del giorno non è una decisione vincolante: non stanzia risorse e non corregge i bilanci.

Quando si parla di ricerca, si parla di strutture, competenze e persone. Gli ordini del giorno non tengono aperti i laboratori e non sostituiscono i finanziamenti strutturali. È, piuttosto, un esercizio di autoassoluzione, utile a mostrare consapevolezza del problema senza però assumersi la responsabilità delle scelte compiute.

La politica può anche essere l’arte del possibile, ma non dovrebbe mai diventare l’arte dell’incoerenza.

Servono scelte coerenti, assunte con chiarezza e responsabilità.

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