È il ruolo del direttore generale del Comune, Sandro Mazzatorta, a riaccendere lo scontro politico sulla vendita di Amsef. I consiglieri comunali Fabio Anselmo e Davide Nanni denunciato infatti che l’8 gennaio sarebbe partita una Pec con cui Mazzatorta avrebbe autorizzato gli amministratori di Ferrara Tua “a dare avvio alle necessarie procedure operative per la dimissione della partecipazione detenuta” nella società di servizi funebri.
Una circostanza che, secondo i due consiglieri, presenta un’evidente contraddizione: “Peccato che quello stesso giorno alle segreterie dei nostri gruppi consiliari fosse stato riferito che il dottor Mazzatorta e la sua segretaria erano in ferie”.
La notizia dell’autorizzazione, spiegano Anselmo e Nanni, è emersa leggendo un noto quotidiano locale. Da qui la loro protesta per l’assenza di un confronto diretto con il direttore generale. “Avevamo chiesto un incontro con lui per poter visionare direttamente gli studi e le analisi di mercato che giustificavano la necessità di vendere Amsef in tempi così brevi”, documenti indicati nella Delibera n. 164/2025 ma che, sottolineano, “il Consiglio comunale non ha mai potuto analizzare”.
I consiglieri ricordano inoltre che non si tratta del primo tentativo rimasto senza risposta: “La medesima richiesta fatta il 23 dicembre, inviata per conoscenza anche al sindaco e al prefetto, è ancora senza risposta”. E aggiungono: “Negli uffici competenti non si muove foglia senza autorizzazione del direttore generale”.
Da qui il richiamo al diritto dei consiglieri comunali ad accedere agli atti: “La legge parla chiaro: i consiglieri comunali hanno il diritto di ottenere dagli uffici competenti, nonché dalle aziende ed enti partecipati, tutte le notizie e informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Non possiamo certo chiedere gli atti al Resto del Carlino”.
Anselmo e Nanni collegano infine la vicenda della scelta politica dell’Amministrazione di procedere rapidamente alla dismissione di Amsef, una decisione che definiscono assunta “per far cassa il prima possibile”, nonostante “le incongruenze e le lacune presenti nella delibera votata dalla destra il 19 dicembre”. E concludono avvertendo che “la mancata esistenza dei documenti renderebbe illegittima la delibera e, quindi, l’intera procedura di vendita”, annunciando di essere “pronti a impugnarla nelle sedi opportune, perché la trasparenza non è un optional quando in gioco c’è il futuro di un servizio di interesse pubblico”.
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