Il sig. Maccapani, buon cristiano ( lui lo dice), non vuole immigrati nel suo territorio mesolano e neppure, più in generale, in Italia. Non si può accogliere tutta la immigrazione del pianeta. Solo quelli che arrivano con il decreto flussi per lavoro e possibilmente non musulmani.
So che la maggior parte degli italiani è d’accordo con lui e non serve che il Vescovo Giancarlo si sgoli e che le associazioni e le cooperative li vogliano per fare business; non li vogliamo! L’idea di fondo che emerge è che sono inutili, fanno danni, sono falsamente bisognosi di asilo e poi diventano illegali.
Dunque scrivo non per convincere ma per dire che io non ci sto. Che questi ragionamenti, anche se condivisi dalla maggioranza, non è quella giusta e ogni giorno ne ho le prove.
Le persone, spesso mamme con bimbi, minorenni e comunque giovanissimi che arrivano in Italia dal mare o dalla rotta balcanica sono dei disperati che fuggono dalla violenza, dalla guerra e dalla fame. Sono una piccolissima minoranza dell’immenso ribollire mondiale di migranti in cerca di salvezza. Che troppi muoiono in mare o durante il cammino o nei lager libici… Che i musulmani non sono la maggioranza degli immigrati. Che molti ritengono l’Italia una tappa per andare verso i paesi del nord Europa.
Dico con forza che i centri di accoglienza (Cas) per i richiedenti asilo diffusi nel nostro territorio sono luoghi di tranquilla convivenza e spesso sono conosciuti dagli agricoltori o artigiani come un serbatoio di lavoratori liberi da logiche di caporalato e sempre disponibili per i lavori più faticosi.
Gli ospiti dei Cas hanno l’obbligo della permanenza e firmano un foglio presenza, sono accompagnati da educatori presso la Questura per la verifica del loro status ed alla fine per i documenti o il respingimento… non sono gente allo sbaraglio. Vanno a scuola per imparare la lingua italiana presso la scuola CPA o in altre associazioni. Riprendono i contatti con le loro famiglie di origine ed inviano con orgoglio i soldi che guadagnano e risparmiano. Di sera, sul letto, con le videochiamate, parlano con le loro mamme, fidanzate, figli…spesso piangono.
Pregano e mangiano il pane salato del migrante. Io vivo con loro e mi chiamano papà. Yeye, Dalla Costa d’Avorio, lavora come apprendista tutto il giorno ad una pressa poi alle 17 va a scuola e alle 22 lo vado a prendere. Ha 19 anni. Se non si considerano questi aspetti umani non resta più nulla della nostra “civiltà cristiana”.