Lettere al Direttore
13 Gennaio 2026

Cas e buoni cristiani

di Redazione | 3 min

Il sig. Maccapani, buon cristiano ( lui lo dice), non vuole immigrati nel suo territorio mesolano e neppure, più in generale, in Italia. Non si può accogliere tutta la immigrazione del pianeta. Solo quelli che arrivano con il decreto flussi per lavoro e possibilmente non musulmani.

So che la maggior parte degli italiani è d’accordo con lui e non serve che il Vescovo Giancarlo si sgoli e che le associazioni e le cooperative li vogliano per fare business; non li vogliamo! L’idea di fondo che emerge è che sono inutili, fanno danni, sono falsamente bisognosi di asilo e poi diventano illegali.

Dunque scrivo non per convincere ma per dire che io non ci sto. Che questi ragionamenti, anche se condivisi dalla maggioranza, non è quella giusta e ogni giorno ne ho le prove.

Le persone, spesso mamme con bimbi, minorenni e comunque giovanissimi che arrivano in Italia dal mare o dalla rotta balcanica sono dei disperati che fuggono dalla violenza, dalla guerra e dalla fame. Sono una piccolissima minoranza dell’immenso ribollire mondiale di migranti in cerca di salvezza. Che troppi muoiono in mare o durante il cammino o nei lager libici… Che i musulmani non sono la maggioranza degli immigrati. Che molti ritengono l’Italia una tappa per andare verso i paesi del nord Europa.
Dico con forza che i centri di accoglienza (Cas) per i richiedenti asilo diffusi nel nostro territorio sono luoghi di tranquilla convivenza e spesso sono conosciuti dagli agricoltori o artigiani come un serbatoio di lavoratori liberi da logiche di caporalato e sempre disponibili per i lavori più faticosi.
Gli ospiti dei Cas hanno l’obbligo della permanenza e firmano un foglio presenza, sono accompagnati da educatori presso la Questura per la verifica del loro status ed alla fine per i documenti o il respingimento… non sono gente allo sbaraglio. Vanno a scuola per imparare la lingua italiana presso la scuola CPA o in altre associazioni. Riprendono i contatti con le loro famiglie di origine ed inviano con orgoglio i soldi che guadagnano e risparmiano. Di sera, sul letto, con le videochiamate, parlano con le loro mamme, fidanzate, figli…spesso piangono.
Pregano e mangiano il pane salato del migrante. Io vivo con loro e mi chiamano papà. Yeye, Dalla Costa d’Avorio, lavora come apprendista tutto il giorno ad una pressa poi alle 17 va a scuola e alle 22 lo vado a prendere. Ha 19 anni. Se non si considerano questi aspetti umani non resta più nulla della nostra “civiltà cristiana”.
Ma vado oltre. I problemi invece si creano quando i Comuni, non tenendo conto degli inviti del Prefetto (che rappresenta il governo) si oppongono all’accoglienza o se ne disinteressano non mettendo in campo nessuna risorsa o iniziativa per l’integrazione anche se finanziata.

Viene il sospetto che cerchino il “tanto peggio tanto meglio” pur di stare “dala part dal furmanton” elettorale. Non potrò dimenticare la risposta di un sindaco di capoluogo di provincia quando chiesi uno stabile per l’accoglienza… “basta che tan’ ag meti di negar”.

Domenico Bedin

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