Eventi e cultura
10 Gennaio 2026
La formazione unisce tre artisti tedeschi di fama internazionale, Eichhorn (violino), Hörr (violoncello) e Uhlig (pianoforte)

Il Trio Phaeton suona Haydn, Mendelssohn e Dvořák

di Redazione | 2 min

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Dopo la pausa delle vacanze natalizie, lunedì 12 gennaio – Teatro Comunale “Claudio Abbado”, inizio alle 20.30 – prosegue la stagione di Ferrara Musica 2025/2026 con il Trio Phaeton, che propone un concerto con musiche di Haydn, Mendelssohn e Dvořák.

La formazione unisce tre artisti tedeschi di fama internazionale, Friedemann Eichhorn (violino), Peter Hörr (violoncello) e Florian Uhlig (pianoforte), per dare vita a uno dei Trii con pianoforte più interessanti del panorama concertistico internazionale. Solisti di successo da oltre vent’anni, si esibiscono sui grandi palcoscenici in Europa, oltreoceano e Asia e hanno già suonato nelle principali capitali musicali europee. Il Trio ha celebrato il suo debutto in Sud America alla Fundación Beethoven di Santiago del Cile e ha debuttato negli Stati Uniti nel 2020 con concerti alla Library of Congress di Washington e alla Frick Collection di New York. Nel 2023 e nel 2024, è stato nuovamente in tournée negli Stati Uniti e, per la prima volta nel 2023 si è esibito anche in Canada. Vanta un vasto repertorio che spazia da Haydn, Beethoven, Dvořák a Wolfgang Rihm. Nel 2023/2024 ha registrato i Trii per pianoforte di Saint-Saëns, Fauré e Huré.

Il Trio n. 39 in sol maggiore di Haydn, con cui si apre il programma, è il più famoso del compositore austriaco, ed noto per il suo finale vivace e “zingaresco”; è un’opera che combina la grazia settecentesca con un lirismo intimo, soprattutto nel secondo movimento, e che dimostra la maestria di Haydn nel genere cameristico.

Si prosegue con il Trio in re minore n. 1 op. 49, una delle sue opere più amate e celebri di Mendelssohn, vero e proprio capolavoro della musica da camera romantica, capace di combinare passione romantica e la chiarezza formale, unisce lirismo e virtuosismo. Fu composto nel 1839, ed è noto per la sua bellezza melodica, la brillantezza pianistica e le evocative atmosfere che ricordano le “Romanze senza parole”, culminando in uno Scherzo fatato e un finale energico. Fu immediatamente riconosciuto come un lavoro magistrale, con Robert Schumann che profetizzò la sua duratura popolarità.

Il concerto si conclude con l’esecuzione del Trio per pianoforte n. 4 in mi minore op. 90 di Antonín Dvořák, è una delle opere più celebri ed eseguite del compositore boemo. Questo Trio rappresenta contemporaneamente uno dei capolavori della musica da camera, ma anche uno degli esempi più innovativi ed eccezionali per la forma, il numero e la struttura dei movimenti da cui è composto. Il soprannome “Dumky” deriva dalla tipica danza slava malinconica e pensierosa, presa a prestito dalla tradizione popolare.

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