Non me ne vogliano i ragazzi della curva, ma in quel fatidico Spal-Fiorentina 1 a 4 del 2019 il rigore su Chiesa era netto.
Tutto lo stadio era imbufalito per la decisione dell’arbitro di annullare il precedente gol della Spal, perché avvenuto dopo un fallo non rilevato dall’arbitro e individuato dal VAR. Anch’io ero arrabbiato e sono uscito dallo stadio immediatamente senza vedere la fine della partita.
Il tifoso è così ammettiamolo, prendiamo incondizionatamente le parti della squadra del cuore e non riusciamo proprio materialmente a vedere le cose in modo razionale. Però parliamo di calcio, è uno sport e in fondo il tifo è bello anche per questo.
Ora, leggendo la prima pagina di estense.com del 9 Gennaio sembra di essere allo stadio.
Leggo di un gruppo che condanna duramente l’azione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, perchè sarebbe un’aggressione alla legalità internazionale.
Parlare di legalità quando ci si riferisce al regime venezuelano a me sembra che suoni un po’ distopico.
Il dittatore che guidava il regime fino a pochi giorni fa (autista di autobus, poi capo sindacale e infine delfino del dittatore precedente e suo successore per investitura in punto di morte) è stato accusato di crimini contro l’umanità da una commissione ONU e ha imprigionato, torturato e ucciso migliaia di oppositori politici.
Ha mantenuto il potere anche con le ultime elezioni non riconosciute dall’Unione Europea per i brogli elettorali, ma convalidate da Cina, Russia, Iran, Cuba e Corea del Nord (ora, se io fossi tra quelli che condannano l’azione contro Maduro insieme a questi simpatici sostenitori dell’ordine democratico una domandina me la farei …).
Ma siamo allo stadio, ed ecco il tifo avversario comparire per questa ‘aggressione’ giudicata inesistente e che ha portato un giocatore/arbitro (autonominatosi in questo caso) ad espellere dal campo il nostro eroe.
Leggo in altro articolo qualcuno che ricorda i crimini commessi dal dittatore socialista. Tutto bene fino a che non si dice che la forza imperialista che viene citata (gli USA) è la stessa che liberò l’Italia da un’altra tirannia.
E qui bisogna chiamare il VAR, perchè le migliaia di soldati americani morti per liberare il nostro paese e anche l’allora Presidente (il mitico FDR) erano di pasta un po’ diversa dai militari dell’ICE che oggi, invece di liberare le persone, le deportano in altri stati. Il buon Roosevelt non ha subito 34 capi di imputazione e una condanna, confermata anche in appello, per falsificazione di documenti contabili per evitare uno scandalo sessuale.
E ci vuole una bella fantasia a sostenere che l’attuale Presidente si è mosso per spirito umanitario per liberare un paese oppresso. Infatti la dittatura è ancora in sella e sono evidenti le motivazioni dell’operazione, che nulla hanno a che fare con la benevolenza verso i cittadini venezuelani.
Va bene, è realpolitik, non possiamo schierarci apertamente contro il paese più potente del mondo, da cui dipendono le nostre forniture energetiche e a cui è appesa a un filo la nostra protezione da attacchi del dittatore russo o dei terroristi islamici. Va bene, chiudiamo un occhio, basta però mantenere un po’ di equilibrio di giudizio, magari scegliendo di condannare i dittatori senza difendere gli aspiranti tali.
Ma l’altro occhio non possiamo chiuderlo. Si fa più fatica a capire cosa sia successo alle sinapsi di quelli che, pur di dare addosso alla parte avversa, accettano di trasfigurare la realtà per obbligo di parte.
Tra un criminale e uno che sta facendo di tutto per diventarlo, sarebbe forse consigliabile evitare di difendere l’uno o l’altro, e cominciare a ragionare scevri da pregiudizi e liberi dalle ideologie.
Tira una brutta aria, ci vorrebbe meno tifo e più buon senso e comunioni d’intenti.
Non siamo per nulla al riparo dai nuovi autoritarismi, e parteggiare per i dittatori può diventare un peccato di cui doversi pentire, anche amaramente.