L’associazione Cittadini del Mondo condanna duramente l’azione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, definendola “un’ennesima aggressione alla legalità internazionale” e una violazione della Carta delle Nazioni Unite. L’organizzazione parla di un atto “politicamente indifendibile e moralmente intollerabile”, inserito in una più ampia strategia di pressione neocoloniale.
Secondo l’associazione, le dichiarazioni del presidente Donald Trump e le minacce rivolte alla vicepresidente venezuelana Delcy Rodrìguez rappresentano un tentativo di imporre obbedienza politica e di garantire mano libera alle industrie petrolifere statunitensi. Una postura che, avverte Cittadini del Mondo, rischia di “aprire un nuovo fronte di violenza con vittime innocenti”, evocando lo spettro di “un’altra Gaza” in una diversa area del pianeta.
Nel mirino anche la posizione assunta dal governo italiano, che avrebbe parlato di “legittimo intervento di natura difensiva” contro presunti attacchi ibridi. Una lettura che, per l’associazione, contrasta apertamente con l’articolo 11 della Costituzione e “trascina il Paese in un sistema dominato dall’arbitrio”, esponendolo a rischi maggiori sul piano internazionale.
Critiche analoghe vengono rivolte all’Unione Europea, accusata di limitarsi a invocare la “moderazione” e di alimentare una politica del doppio standard. Nel comunicato si richiama inoltre l’approvazione, da parte dei ministri europei, di una proposta che spingerebbe l’Europa verso pratiche securitarie ispirate al modello Trump, con perquisizioni domiciliari e dei dispositivi personali di persone migranti e di chi le sostiene, fino alle deportazioni.
Per Cittadini del Mondo, la mancata condanna dell’azione militare statunitense costituisce un precedente pericolosi: “Autorizza chiunque ad attaccare o invadere un altro Paese per impadronirsi delle sue risorse o cambiarne il governo”. Una deriva che, secondo l’associazione, finirebbe per legittimare anche l’invasione russa dell’Ucraina e il genocidio a Gaza.
In questo contesto, conclude il comunicato, “predicare la pace non basta più”: in molti paesi, compresi gli Stati Uniti, milioni di persone stanno protestando contro la guerra. “Il silenzio o l’ambiguità – avverte l’associazione – rendono il mondo più insicuro. E questo è inaccettabile”.
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