Ferrara si prepara ad accogliere, il 7 gennaio, il passaggio della Fiamma Olimpica delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Ma per la Rete Pace Ferrara quel momento simbolico è tutt’altro che celebrativo. Al contrario, rappresenta un’occasione per denunciare quello che definisce apertamente “il cortocircuito della fiamma olimpica: è in viaggio ma senza tregua olimpica in un mondo dominato dal disprezzo del diritto internazionale”.
Il presidio è convocato per mercoledì 7 gennaio, dalle 18 alle 20, in piazzetta Sant’Anna, in concomitanza con il passaggio della fiamma in città. Al centro della mobilitazione vi è una critica radicale alla distanza crescente tra i valori storicamente associati alle Olimpiadi e la realtà geopolitica attuale. La Fiamma Olimpica, ricorda la Rete Pace, nasce come simbolo di pace e continuità, legata alla tradizione dell’Antica Grecia e alla “tregua sacra, in greco Ekecheiria”, che garantiva “l’assenza di scontri armati per tutta la durata dell’evento”.
Secondo il comunicato, questo principio risulta oggi completamente svuotato. Le Olimpiadi moderne, si legge, non sono “altro dalla realtà” né “più forti della realtà stessa”. Anzi, l’obbligo imposto agli atleti di non prendere posizione su guerre e violazioni dei diritti umani, “pena l’esclusione dai Giochi”, non cambia il dato politico di fondo: “Sono Olimpiadi prive di Tregua”.
La Rete Pace Ferrara richiama esplicitamente i conflitti in corso, a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina e da quella che definisce “la violenza genocida di Israele verso la popolazione palestinese, a Gaza e in Cisgiordania”. Ricorda inoltre che “le guerre nel mondo […] sono oggi più di 100” e contesta la scelta del Comitato Olimpico Internazionale di escludere la Russia ma non Israele, “nonostante tutte le prove di Genocidio e il fatto che contro il Primo Ministro, Netanyahu, sia stato emesso un ordine di cattura da parte della Corte Penale Internazionale”.
Nel mirino della protesta finiscono anche gli Stati Uniti. Il comunicato parla di “recente aggressione armata degli Stati Uniti nei confronti di uno Stato sovrano come il Venezuela” e di “gravissima violazione del Diritto Internazionale”, citando anche “le successive minacce del presidente Trump a Groenlandia, Cuba, Colombia, Messico”, considerate l’anticipazione di “un nuovo ordine mondiale basato su violenza e sopraffazione”.
Da qui la richiesta netta: lo sport non può “chiudere gli occhi” né “adottare due pesi e due misure”. Per la Rete Pace Ferrara, “i Paesi governati da chi utilizza la violenza e fa carta straccia del Diritto Internazionale dovrebbero essere esclusi dalle Olimpiadi”. Una posizione che porta a chiedere esplicitamente: “Fuori Israele dai Giochi e, dopo l’aggressione al Venezuela, esclusione anche degli Stati Uniti, così come in atto per la Russia”.
Il presidio del 7 gennaio vuole infine ribadire una linea politica più ampia, chiamando in causa anche l’Unione Europea e l’Italia. L’obiettivo dichiarato è “respingere la logica della guerra, la propaganda bellicista, la volontà di riarmo” e chiedere “ancora una volta, il rispetto del Diritto Internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli”. In una città attraversata dalla Fiamma Olimpica, la Rete Pace intende così trasformare un simbolo universale in un atto di denuncia pubblica.
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