La recente commemorazione di Luigi Pintor nel centenario della nascita mi ha fatto tornare alla mente una vicenda che si verificò a Ferrara nel 1952. Vicenda ricordata da Learco Andalò, che fu assessore alla cultura della Provincia di Bologna e non può essere certo considerato un anticomunista, visto che fu tra i fondatori del PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria) – fedele alleato del PCI, nato da una scissione del PSI – e si iscrisse al PCI dopo lo scioglimento del PSIUP medesimo (1972).
Ma andiamo per odine. Nel 1951 Aldo Cucchi e Valdo Magnani si dimisero dal PCI togliattiano perchè lo ritenevano succube dell’URSS e di Stalin. Ma il PCI respinse le dimissioni e li espulse dal partito. In seguito i due “eretici” fondarono il Movimento dei Lavoratori Italiani (MLI), divenuto poi USI (Unione dei Socialisti Indipendenti), che si presentò, con scarsa fortuna, alle amministrative del 1952 e alle politiche del 1953, anche se contribuì all’affossamento della legge elettorale maggioritaria (la cosiddetta “legge truffa”) voluta da De Gasperi per garantire stabilità all’esecutivo.
Andalò, che – nonostante il suo approdo finale nel PCI – ha sempre rivendicato con orgoglio la sua militanza giovanile nel MLI e nell’USI, ha raccontato quegli anni in un libro (“L’eresia dei magnacucchi sessant’anni dopo. Storie, analisi, testimonianze” – Bononia University Press, 2012) e in una lunga intervista (1) nella quale fotografa l clima di odio scatenato contro i due dissidenti da Togliatti che li bollò con una celebre e sprezzante frase: “Anche nella criniera di un nobile destriero possono trovarsi due miserabili pidocchi”.
E a nulla valsero i trascorsi antifascisti di Valdo Magnani e soprattutto di Aldo Cucchi, che era stato decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare per il suo contributo alla Resistenza nel territorio bolognese.
Ecco alcuni passi significativi della citata intervista rilasciata da Andalò (1);
“La martellante azione di isolamento dei “magnacucchi” [così erano stati ribattezzati spregiativamente dalla propaganda comunista i seguaci di Magnani e Cucchi]… fu impressionante anche per i non aderenti al Partito Comunista ed ebbe successo. Il cordone sanitario, costruito dal Pci attorno ai rinnegati “titoisti”, ebbe l’efficacia di un interdetto medievale, arse come il fuoco che bruciava gli eretici. Il Pci – prosegue Andalò – non soltanto li espulse ma avviò una massiccia campagna di accuse false e infamanti, tanto che, ricordando quel periodo la moglie di Magnani, Franca Schiavetti, disse: “Nell’Italia degli anni Cinquanta ho provato lo stalinismo in un Paese democratico, lo stalinismo senza Stalin”. L’Italia era al di qua della “cortina di ferro”, quindi i “traditori” non potevano essere eliminati fisicamente, ma i comportamenti furono simili a quelli utilizzati altrove: insulti e accuse tanto infamanti quanto inventate. La campagna di “vigilanza rivoluzionaria” fu di una virulenza impressionante, il cui scopo principale era quello di impedire ai due “rinnegati” di avere rapporti esterni e di isolare “due volgari agenti senza onore e senza principi”, per “creare un’atmosfera irrespirabile per i provocatori” (Arturo Colombi), perché “dobbiamo farli odiare da tutti” (Antonio Roasio). L’animosità colpì anche i familiari e i pochi sostenitori; inoltre, in alcune circostanze, boicottò la debole organizzazione del Mli e dell’Usi….nel 1952 un infiltrato riuscì a far saltare la presentazione della lista dei socialisti indipendenti alle elezioni amministrative della Provincia di Ferrara”.
Chi era quell’infiltrato? Andalò (scomparso nel 2022) non lo dice e probabilmente non ne conosceremo mai il nome. Ma mi sembra giusto ricordare l’episodio perchè nessuno dimentichi il clima di “stalininismo senza Stalin” di cui parlò Franca Schiavetti, moglie di Magnani e valorosa giornalista, che fu la prima corrispondente della TV tedesca e organizzò nel 1980 (ironia della sorte) il primo incontro fra Enrico Berlinguer e Villy Brandt.
Giorgio Fabbri
(1) https://www.unacitta.it/it/