Lettere al Direttore
2 Gennaio 2026

Consiglio Comunale, una visione alla moviola

di Redazione | 6 min

Il pomeriggio del 16 dicembre, avendo trovato tempo dagli impegni di lavoro, sono riuscita a partecipare come osservatore alla seduta del Consiglio Comunale . Non tutto ma abbastanza per essere stata testimone diretta della presentazione di alcune mozioni importanti, a mio avviso, per il valore del senso civico della città e per la ricaduta sul suo immediato futuro.

Mozione di sostegno al dis. di legge per un consenso informato in ambito scolastico.

Mozione di contrasto al c.d “inverno demografico”.

Mozione spazi pubblici per il volontariato.

Non voglio entrare nel merito dei temi presentati, ma vorrei sottolineare alcune dinamiche e qualità della comunicazione alle quali ho assistito.

Deformazione professionale, la mia, certo, osservazione gratuita, anche, ma appassionata, e poichè nelle relazioni interpersonali, anche in quelle politiche, oltre le parole, il comportamento e tutta la comunicazione non verbale sono altamente significative mi sono trovata esterefatta dalla poca attenzione che a questo livello, più immediato e quindi più impercettibile ed inconsapevole, veniva data da coloro che, per mandato, sono chiamati a dare voce e consistenza alle proposte. Per un dibattito che vuole portare a risultati chiari su argomenti o questioni di particolare importanza è indispensabile creare i presupposti per avviare una discussione democratica, occorre una modalità di comunicare rigorosa, non improvvisata, non limitata alle parole perchè queste possono essere confondenti, vuote, frutto di propaganda o adesione acritica che oscura il senso profondo, lo spirito autentico della politica che è confronto aperto, ricerca comune di soluzioni e pratica di governo.

Nella discussione, non è sufficente padroneggiare l’ars retorica, la presentazione “obiettiva” di dati e cifre, (si selezionano i numeri che ti danno ragione), non è adeguato l’uso della comunicazione violenta, scambiata per assertività, sono fuori luogo l’arroganza, il sarcasmo, la squalifica, la disconferma, l’escalation. Eppure ho viste usare tutte, più o meno, queste strategie, e credo che, se sono state così esplicite in questo singolo caso e in un così breve tempo, è possibile pensare che siano abituali.

Non nascondo che è più difficile evitare tali modalità in un contesto in cui è già stabilita una relazione asimmetrica perchè abbiamo a priori una forza di maggioranza ed una di minoranza ma, proprio per questo, una migliore attenzione nel saper trattare e confrontarsi democraticamente, rispettando e riconoscendo il lavoro e la rappresentatività di ciascuna parte, è tanto più necessaria

Non intendo fare una lezione sull’argomento comunicazione efficace ma mi ero illusa e sono perciò delusa dalla scarsa dimestichezza di molti, spero non sempre intenzionale, nell’arte del porgere, cioè della capacità di esporre, argomentare, commentare, interpretare con equilibrio e rispetto.

Per far capire nella pratica ciò che intendo, suggerisco di vedere ed ascoltare le registrazioni delle sedute dei Consigli Comunali, provando ad uscire dai confini del proprio punto di vista, gioco che rischia di essere senza fine nel ribadire costantemente il proprio modo di vedere le cose.

Relativamente al Consiglio di ieri e a quanto dichiarato faccio qualche esempio:

Disconferma : nella sequenza di cui parlo , non è presente il Sindaco; il Vice Sindaco esce a metà Consiglio; (ritengo per gli impegni di entrambi, però le loro non sono assenze “neutre”, alimentano l’idea di una gerarchia forse di importanza o forse preferenziale). Molti Consiglieri compresi gli Assessori , escono durante l’esposizione delle mozioni altrui e, ancora più grave, su alcune questioni, oltre alla mancata presenza in aula, manca il dibattito, cioè si fa cadere come cosa inutile quasi seccante il confronto su di una problematica come è successo, ieri, per la mozione spazi pubblici per il volontariato.

Squalifica: si sta al cellulare mentre un collega espone il proprio pensiero, si chiacchiera con il vicino, si sghignazza, si sbadiglia impunemente. Certo ci sono giustificazioni a tutto questo ma, fossero ancora studenti, sarebbero stati come minimo richiamati o sanzionati o allontanati collezionando un brutto voto in condotta.

Aggressività: si usa disinvoltamentee lo spazio della sala consigliare come se si fosse nel proprio salotto, si passeggia lasciando il prorio posto, si vanno a trovare gli amici posti in altre poltrone, si bisbigliano battute di scherno a voce bassa, ma non troppo da non esseree udite.

Difficoltà nel decodificare il messaggio: cioè non ci si capisce, manca quello che si chiama ascolto attivo, ci si basa unicamente sulle proprie aspettative, paure o pregiudizi. E’ come se interpretassero il messaggio secondo i loro modelli interni anziché basarsi sul messaggio stesso. E’ successo, ieri, parlando dell’inverno demografico, quando l’assessora ha sconfinato immaginandosi una estinzione della popolazione ferrarese a causa della alta natalità degli stranieri. E’ successo anche quando un’altra assessora, dopo un intervento interessante sull’argomento, inciampa dicendo che è segno di integrazione che gli stranieri, grazie al nostro esempio, una Ferrara sterile e vecchia, stia imparando a fare meno figli. Peccato avesse dichiarato poco prima che questo indice di bassa natalità coinvolgerà il sistema sanitario, l’università, l’economia. Ma, in una logica aristotelica, si possono sommare le mele con le pere?

Manipolazione. Tale rielaborazione tendenziosa della verità attraverso una presentazione alterata o parziale dei dati c’è stata quando un consigliere, rispetto al disegno di legge per un consenso informato in ambito scolastico chiede retoricamente ma “lei ha mai fatto l’insegnante?” artifcio per zittire l’avversario e tacciarlo di incompetenza. Dimenticando in questo che tutti i presenti in aula sono stati studenti per molti anni e che se sono, oggi, su posizioni diverse non è per essere stati plagiati dai modellidegli adulti all’interno della scuola, cosa che varrebbe in tal caso anche per il suddetto, ma perchè, proprio avendo avuto la possibilità di confrontare modelli differenti (famigliare, dei pari, dei media, evinti da letture eccetera), sono giunti a farsi delle idee proprie. In più dimentica o non conosce, ma non credo, essendo stato, con orgoglio non celato, lui stesso insegnante, che, da molto tempo lo sviluppo delle scienze sociali, pedagogiche e psicologiche ha assodato che siamo anni luci distanti dall’idea di bambino come “tabula rasa”, su cui l’adulto può inscrivere i tratti che vuole. Tutte le teorie più recenti riconoscono al bambino una soggettività potenziale sin dalla nascita; il bambino è competente, attivo, protagonista e costruttore del proprio percorso di crescita, dotato di strumenti per conoscere il mondo.

Manipolazione. Ritornando al metodo più che ai contenuti si puo’ verificare che tra i Consiglieri non ci sono stabilmente le caratteristiche di una comunicazione assertiva: un contatto visivo coerente (spesso invece sfuggente o provocatoriamente fisso, distratto); tono di voce stabile (meccanico e freddo o titubante o plateale); un’ espressione facciale coerente con i contenuti, aspetto che induce a dubitare sulla convinzione o la sincerità dell’enunciato.

Per concludere vorrei spendere qualche parola sul silenzio, seguendo un’importante acquisizione che è ci venuta dalla pragmatica della comunicazione: anche il silenzio comunica. Ieri è stato un protagonista importante. Non era un silenzio denso di attenzione, uno spazio di ascolto, neppure una mancanza di interesse, una pausa per capire meglio, era un silenzio punitivo, di disappunto, l’intenzione consapevole di non essere disponibili ad affrontare un confronto diretto e franco.

Riguardare una partita alla moviola vuol dire accorgersi di alcune cose che sono passate inosservate o passate frettolosamente, non è un indicatore assoluto, infatti è fonte di molte animate discussioni, conferme e smentite ma ha un grande pregio: non dare per scontata un’azione, un risultato, una decisione. Permette di guardare sequenza per sequenza, capire e migliorare.

Dott.ssa Giovanna Tonioli, psicologa e psicoterapeuta

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