Scelte processuali diverse, ma richieste sostanzialmente identiche per la Procura di Ferrara. Al termine della propria requisitoria nell’udienza preliminare del processo Fiera bis, venerdì (19 dicembre) mattina, il pm Ciro Alberto Savino – titolare del fascicolo di indagine – ha chiesto l’assoluzione per Aldo Modonesi e il proscioglimento per Tiziano Tagliani, ex vicesindaco e sindaco di Ferrara. Il primo nella legislatura dal 2015 al 2019, il secondo dal 2009 al 2019.
Modonesi infatti, nella precedente udienza preliminare davanti al gup Andrea Migliorelli, aveva optato per il rito abbreviato, chiedendo di essere giudicato sulla base degli atti d’indagine, mentre Tagliani aveva deciso di affrontare la discussione dell’udienza preliminare con rito ordinario. Alla luce delle valutazioni svolte, il pubblico ministero ha ritenuto che per entrambi – difesi dagli avvocati Riccardo Caniato e Filippo Maggi – non siano ravvisabili profili di responsabilità.
Con loro, ci sono altri cinque imputati nell’inchiesta. In tutto, i sette sono accusati – a vario titolo – di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture e corruzione.
Per Sandro Mantovani, ex delegato di Aec, oggi difeso dall’avvocato Cosimo Zaccaria, sono stati chiesti 1 anno e 8 mesi di condanna con pena sospesa, sempre dietro rito abbreviato.
Per tre degli altri imputati nel procedimento invece – vale a dire il progettista dei lavori Davide Grandis (avvocato Dario Bolognesi), Filippo Parisini (ex presidente di Ferrara Fiere) e Stefano Zaccarelli, ex presidente di AeC – è stato chiesto il rinvio a giudizio con proscioglimento per i capi d’accusa relativi alla turbativa d’asta e alle frode in pubbliche forniture, andati prescritti.
Infine, sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione è stata chiesta per Gian Domenico Leprini, difeso dall’avvocato Filippo Maggi e consulente per l’impiantistica di Aec, a cui viene contestata la sola turbativa d’asta.
A difendere Filippo Parisini è l’avvocato Claudio Maruzzi, che afferma: “Confidiamo di poter dimostrare che Filippo Parisini meriti il pieno proscioglimento ad esito dell’udienza preliminare, non avendo dato alcun contributo sostanziale alla parte strettamente tecnica della gara d’appalto. Lo stesso pm ha riconosciuto peraltro che il passaggio dalla procedura Fenice alla Sfinge, condiviso da tutti i protagonisti della vicenda, non ha prodotto alcun danno, ammissione che, a mio parere, destruttura l’intera accusa. Parisini – ha chiuso il legale difensore – ha sempre operato nell’esclusivo interesse della Fiera di Ferrara, avendo come unico obiettivo la sua messa in sicurezza e la sua efficienza operativa“.
I fatti finiti al centro dell’inchiesta, stando all’iniziale impostazione della Procura, ruotano attorno al maxi appalto per la ristrutturazione e la riqualificazione dei padiglioni fieristici dai danni strutturali subiti con il terremoto del 2012. Ma il problema è che quei danni, secondo gli inquirenti, in realtà, non c’erano mai stati. Per gli uffici di via Mentessi, infatti, i lavori sarebbero stati assegnanti alla AeC, pilotando la gara d’appalto, e sarebbero stati portati avanti sulla base di alcune presunte false attestazioni sui danni subiti dalla struttura e sull’avanzamento del cantiere. Operazioni che avrebbero permesso di ‘gonfiare’ i conti e far pagare tutto alla Regione Emilia-Romagna.
Il processo tornerà in aula il 16 gennaio, quando la palla passerà alle difese.
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