Dieci anni fa era una scommessa, oggi è un percorso strutturato: nel carcere di Ferrara l’università cresce davvero. Il Polo universitario penitenziario di Unife conta 25 studenti detenuti, a fronte dei 15 dell’anno scorso, più servizi, più spazi e nuove borse di studio. È in questo contesto che è stata presentato il rinnovo della convenzione tra l’Università di Ferrara e la Casa circondariale cittadina.
Un rinnovo che segna un passaggio simbolico e sostanziale: il primo protocollo d’intesa risale infatti al 2015 e celebra oggi dieci anni di attività. Un percorso che ha visto una crescita costante, non solo nei numeri ma anche nella qualità dell’offerta formativa. Gli studenti iscritti per l’anno accademico 2025/2026 sono 25, con dieci nuove immatricolazioni e una distribuzione su 13 corsi di laurea – tra triennali, magistrali e a ciclo unico – che spaziano dai più classici come Giurisprudenza, fino a Ingegneria civile e ambientale e Biotecnologie. Merito anche del lavoro del team dei giovani tutor che si sono spesi con grande impegno.
“Il rinnovo di questa convezione rappresenta molto più di un semplice atto formale – sottolinea la rettrice Laura Ramaciotti -. È la conferma di una visione che l’Ateneo porta avanti da anni: l’università come motore di crescita personale e sociale, come spazio di conoscenza realmente accessibile a tutte e tutti”. Portare lo studio dentro il carcere, aggiunge, significa “investire su percorsi autentici di crescita e offrire strumenti concreti per costruire un futuro diverso, fondato su competenze, consapevolezza e responsabilità”.
Negli ultimi anni il Polo ha conosciuto un significativo potenziamento dei servizi. Il tutorato è stato ampliato – con 920 ore complessive nell’ultimo anno -, è stata creata una biblioteca universitaria interna con i testi necessari per la preparazione degli esami, forniti strumenti informatici ed e-reader e riorganizzati gli spazi con tre sale studio dedicate, più funzionali e accoglienti.
Per la direttrice della Casa circondariale di Ferrara, Maria Martone, la formazione universitaria rappresenta “un elemento essenziale del trattamento rieducativo”. La nuova convenzione rafforza un diritto soggettivo che non può essere limitato dalla condizione detentiva e contribuisce a offrire “un’immagine diversa del carcere”, non solo luogo di pena ma anche di istruzione, cultura e cambiamento. “È un progetto che restituisce dignità e che ha ricadute positive sull’intera comunità”, evidenzia Martone.
Soddisfazione anche da parte di Stefania Carnevale, delegata Unife al Polo universitario penitenziario e ai rapporti con l’amministrazione penitenziaria: “Garantiamo il diritto allo studio universitario a un numero crescente di persone, migliorando servizi, orientamento e spazi dedicati. I nostri studenti non sono molti, ma sono iscritti a una grande varietà di corsi, un dato tutt’altro che scontato”. Centrale, ricorda Carnevale, il ruolo dei tutor e il lavoro congiunto di docenti, personale amministrativo e operatori penitenziari.
Tra le novità più rilevanti, l’ingresso di Er.Go, l’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori, che ha erogato 16 borse di studio a favore di studenti detenuti meritevoli e privi di mezzi. Un sostegno che, come affermano la dirigente Monica Lodi e la funzionaria Patrizia Pasini, “contribuisce a rimuovere gli ostacoli economici all’accesso all’università e che, in prospettiva, potrà accompagnare anche i percorsi di orientamento al lavoro e all’abitare nella fase di fine pena”.
Il Polo universitario penitenziario ferrarese si inserisce inoltre nella rete nazionale coordinata dalla Conferenza dei Delegati dei rettori per i Poli universitari penitenziari (Cnupp), che coinvolge quasi cinquanta atenei italiani: “Lo studio universitario in carcere è un vero e proprio trattamento di recupero”, sottolinea il presidente Giancarlo Monina, ricordando come cultura e formazione contribuiscano a migliorare le condizioni di vita penitenziarie e a favorire il reinserimento sociale.