Cronaca
30 Novembre 2025
Obiettivo delle indagini, oltre a individuare le cause della morte del ragazzo, sarà anche ricostruire la catena degli eventi. Il legale che assiste i familiari del 27enne: "Sono persone sconvolte"

Morto a 27 anni in via Bologna. La verità dall’autopsia

di Davide Soattin | 3 min

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Sarà il medico legale Margherita Neri – che aveva già effettuato una prima ispezione cadaverica esterna la sera stessa della tragedia – a eseguire l’autopsia sul corpo di Juda Eniezebata, il 27enne di nazionalità nigeriana morto lo scorso mercoledì (26 novembre) all’incrocio tra via Bologna e via Leonello Poletti, a qualche centinaio di metri dalla caserma dei carabinieri di via del Campo, da cui era uscito poco prima, dopo essere stato sottoposto a un controllo.

Il conferimento di incarico per l’inizio delle operazioni è fissato per lunedì (1 dicembre) pomeriggio.

L’esame autoptico s’inserisce negli accertamenti a tutto campo che la Procura ha avviato dopo il tragico fatto, aprendo un fascicolo di inchiesta in cui risultano essere indagati due carabinieri per l’ipotesi di morte in conseguenza di altro reato. Obiettivo delle indagini, oltre a individuare le cause della morte del ragazzo, sarà anche ricostruire la catena degli eventi, con particolare riferimento alle modalità e alle ragioni per cui il 27enne è stato portato in caserma e poi controllato.

Gli inquirenti, infatti, non vogliono tralasciare alcun aspetto al fine di ottenere un quadro chiaro e trasparente della vicenda che vada dal momento in cui il giovane è stato fermato e sottoposto al controllo all’interno degli uffici del comando provinciale fino a quando, poco dopo essere uscito, ha iniziato ad accusare i primi sintomi del malore che lo ha stroncato davanti agli occhi degli amici e ai clienti di una pizzeria e di un minimarket, nonostante i tentativi di rianimazione dei sanitari.

L’iscrizione nel registro degli indagati dei due militari del 112 – è bene sottolinearlo – è un atto dovuto, ma soprattutto necessario a garantire a entrambi la piena tutela dei propri diritti e la possibilità di partecipare agli accertamenti e alle varie attività investigative. Nonostante ciò, l’avvocato Denis Lovison, che li difende, ha fatto sapere che non nominerà consulenti di parte. “Ci fidiamo ciecamente della Procura” dice, sentito a riguardo.

Sta invece valutando la nomina di un proprio consulente la famiglia del giovane, assistita dall’avvocato Andrea Ronchi. Ieri (29 novembre) mattina il legale ha incontrato il fratello e la sorella del 27enne per fare un primo punto su quelli che saranno i passaggi da affrontare nelle prossime settimane a livello giudiziario. “Sono ovviamente due persone sconvolte, ma hanno pienamente compreso la serietà del tema e delle indagini che si stanno eseguendo” ha detto il legale.

La tragedia era avvenuta poco dopo le 22 di mercoledì 26 novembre.

Secondo una prima ricostruzione della tragica vicenda, la cui dinamica è ancora tutta da appurare, il giovane – che poco prima era stato sottoposto a un controllo da parte dei carabinieri in caserma per motivi finora sconosciutiera insieme a un gruppetto di amici quando ha iniziato a stare male. Una volta arrivati, i sanitari del 118 hanno iniziato a praticargli le manovre di rianimazione cardiopolmonare per circa mezz’ora, ma purtroppo ogni tentativo di salvargli la vita è risultato vano: il 27enne non ce l’ha fatta.

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