Partecipanza Agraria, stop ai blocchi: ora si riparte
La Partecipanza Agraria prova a voltare pagina dopo mesi di stallo amministrativo. Gli attuali amministratori: "rasparenza, responsabilità e spirito costruttivo"
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Nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Ferrara, che lo scorso anno era sotto la media nazione con 300 euro di spesa, ha avuto un incremento del 13,8% nel 2025 e la spesa si attesta a 341 euro. Sono i dati che emergono dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva.
Una cifra che la porta, come già successo lo scorso anno, in testa alla classifica regionale con un distacco che diventa ancora più ampio rispetto al 2024. Tutti i comuni capoluogo dell’Emilia Romagna hanno una spesa media al di sotto dei 300 euro e incrementi percentuali rispetto al 2024 inferiori della metà rispetto alla città Estense.
Modena, per fare l’esempio opposto, ha avuto un decremento del 12,3% arrivando a pagare mediamente 258 euro. Ravenna è calata del 4,7%. Tutte le altre aumentano con percentuali che variano tra l’1,9% e il 2,8% tranne Parma in cui la Tari cresce del 6,3%.
L’indagine ha interessato le tariffe rifiuti applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2024, e ha preso come riferimento una famiglia tipo composta da 3 persone e una casa di proprietà di 100 metri quadri. I costi rilevati sono comprensivi di Iva (ove applicata) e di addizionali provinciali.
In ogni modo le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia. In Emilia Romagna una famiglia paga in media 284 euro, +3,2% rispetto al 2024 quando ne spendevano 275. Cesena è meno cara con una tariffa media di 246 euro, mentre, come detto, a Ferrara se ne pagano 341.
In crescita ovunque anche la raccolta differenziata, che nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), in Emilia Romagna si attesta al 77,1%. Restano marcate le differenze territoriali, con il Nord dove la spesa media si attesta sui 290 euro l’anno e una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti; segue il Centro dove le famiglie spendono in media 364 euro, mentre si differenzia il 62% dei rifiuti; sempre fanalino di coda il Sud con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%.
Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €), mentre le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €). Catania è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro; Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia.
A livello regionale, spiccano in positivo, oltre al Trentino Alto Adige che si caratterizza per la spesa più bassa e un’elevata percentuale di raccolta differenziata, anche Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche dove ad una Tari molto al di sotto della media nazionale, si associano i più elevati livelli di raccolta differenziata.
Dei dieci capoluoghi più costosi, sette appartengono a regioni meridionali, a conferma del persistente divario territoriale. In cima alla classifica si collocano Catania (602 €), Pisa (557 €), Genova (509 €) e Napoli (496 €).
In modo speculare, dei 10 capoluoghi che si posizionano come più economici, 8 appartengono a regioni settentrionali. Tra i più economici, Cremona (196 €), Udine e Trento (199 €) registrano i costi più contenuti, in larga parte grazie alla presenza di sistemi di raccolta efficienti e di tariffazione puntuale.
Nel complesso, la crescita dei costi è generalizzata: rispetto al 2024, 95 capoluoghi hanno registrato un aumento della tariffa, 14 una riduzione, mentre solo uno è rimasto invariato.
Le variazioni più marcate si osservano a Reggio Emilia (+15,1%), Ferrara (+13,8%) e Siena (+12,9%), mentre i cali maggiori si registrano a Modena (-12,3%), Aosta (-8,4%), Cagliari (-7,6%) e Milano (-7,5%).
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