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Sognare un viaggio in Indonesia significa immaginare un mosaico di culture, isole vulcaniche e foreste pluviali che vibrano di vita
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L’escursionismo su lunghissime distanze, conosciuto a livello internazionale come thru-hiking, ha visto una crescita esponenziale di popolarità negli ultimi anni. Fenomeni culturali di portata globale, come il successo letterario e cinematografico del libro “Wild” di Cheryl Strayed, hanno contribuito a trasformare questa pratica da un’impresa di nicchia, riservata quasi esclusivamente ad atleti estremi, a un potente strumento di introspezione e rinascita personale. Migliaia di persone ogni anno decidono di affrontare percorsi iconici, come il Pacific Crest Trail negli Stati Uniti o le numerose Alte Vie che attraversano l’Europa, cercando non solo la sfida fisica, ma una disconnessione profonda dalla frenesia urbana e una riconnessione con un ritmo di vita più elementare e autentico.
Intraprendere un viaggio di migliaia di chilometri interamente a piedi, tuttavia, espone chiunque a una realtà ben diversa dalla semplice contemplazione passiva del paesaggio. La gestione quotidiana della fatica fisica, della solitudine e degli imprevisti meteorologici richiede una preparazione rigorosa, sia mentale sia materiale. Proprio la storia di Cheryl Strayed, diventata emblematica, insegna che uno degli errori più critici e comuni è la sottovalutazione dell’equipaggiamento. Il suo viaggio iniziò con uno zaino dal peso spropositato e con calzature inadeguate, che causarono dolori e ferite quasi invalidanti. L’industria outdoor ha imparato molto da queste esperienze, sviluppando attrezzature specifiche. Oggi, le scarpe da trekking donna leggere, traspiranti e pensate per lunghe camminate sono il risultato diretto di questa evoluzione, progettate scientificamente per prevenire vesciche, supportare l’arco plantare e sostenere il piede sotto carico per mesi, non solo per un singolo fine settimana.
La distinzione di genere nell’attrezzatura tecnica non è, infatti, una semplice operazione di marketing mirata a vendere più prodotti. Per decenni, le donne appassionate di montagna sono state costrette a utilizzare modelli maschili “adattati”, ovvero di taglia più piccola. Le differenze anatomiche del piede femminile, che è statisticamente più sottile nella zona del tallone e dell’avampiede e presenta una diversa conformazione della volta plantare, richiedono una progettazione specifica della forma interna (la “forma”) su cui la scarpa viene costruita. Inoltre, la biomeccanica della camminata femminile, influenzata da un diverso angolo del bacino (il cosiddetto “Q-angle”), impone necessità differenti in termini di ammortizzazione e supporto del passo. Le moderne scarpe trekking donna sono quindi realizzate per rispondere a queste esigenze precise, garantendo una calzata più sicura e riducendo lo stress articolare sulle lunghe distanze.
Questa specificità si inserisce in una tendenza più ampia che ha rivoluzionato l’escursionismo: la filosofia ultralight. I pionieri del thru-hiking hanno capito che il dispendio energetico è direttamente proporzionale al peso trasportato. Esiste una vecchia massima tra gli escursionisti esperti secondo cui un chilo in meno sui piedi equivale, in termini di fatica percepita, a cinque chili in meno nello zaino. Per questo motivo, la ricerca della leggerezza è diventata quasi ossessiva, non solo per “i tre grandi” (zaino, tenda e sacco a pelo), ma soprattutto per le calzature. L’abbandono dei pesanti e rigidi scarponi in cuoio, un tempo considerati l’unica opzione sicura per la protezione della caviglia, a favore di materiali sintetici, mesh traspiranti e intersuole reattive e ammortizzanti, ha permesso di aumentare le distanze percorribili giornalmente e di ridurre drasticamente l’incidenza degli infortuni da sovraccarico.
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