La Biblioteca Popolare Giardino interviene pubblicamente dopo il post con cui il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, ha celebrato l’inaugurazione della nuova biblioteca comunale Dino Tebaldi nel quartiere San Giorgio. Un post in cui il sindaco ha ricordato le critiche ricevute in passato per la scelta di togliere una biblioteca dal progetto della caserma della Polizia Locale, affermando che “ci davano dei barbari, dei sottosviluppati contrari alle biblioteche” e prendendo le distanze da chi “pensava di combattere la mafia nigeriana aprendo una biblioteca in Gad”, definendo tali visioni parte di “un passato” superato.
Parole che non sono passate inosservate alle volontarie e ai volontari della Biblioteca Popolare Giardino, che hanno diffuso una replica articolata e pacata, ma ferma, rivolta direttamente al sindaco.
“Non possiamo che essere felici per la riapertura della biblioteca del quartiere San Giorgio”, esordiscono, chiarendo sin da subito che la loro non è una presa di posizione contro la nuova apertura. Tuttavia, sottolineano come “non c’è davvero bisogno di mettere in contrapposizione luoghi di cultura e aggregazione”, ribadendo che ogni spazio culturale contribuisce a rendere Ferrara migliore.
Uno dei passaggi più netti riguarda la percezione, suggerita dalle parole del sindaco, che la Biblioteca Popolare sia una realtà superata: “Non siamo esattamente una realtà ‘passata’ e neanche privata”, scrivono, ricordando che la biblioteca del Giardino è attiva dal 2019 in uno spazio comunale, che la convenzione è stata rinnovata due volte sotto l’attuale amministrazione e che la collaborazione con gli uffici comunali – come il Centro Mediazione -e è costante.
Significativa anche la puntualizzazione sulla narrazione implicita nel post del sindaco: secondo i volontari, dalle sue parole “può sembrare piuttosto ‘dimenticata’” la loro esperienza, forse perché “sono trascorsi ormai 6 anni dalla sua prima e unica visita”, risalente al novembre 2019.
La replica prosegue elencando le attività della biblioteca: oltre 5000 libri catalogati nel polo bibliotecario ferrarese, iniziative culturali frequenti e partecipate, una presenza continua online e sul territorio. Una realtà, dunque, tutt’altro che marginale. Tanto che, spiegano, “è da tempo che stiamo un po’ stretti” e che è stato richiesto più volte un confronto con il Comune per ottenere uno spazio più ampio, “ma per ora non abbiamo ricevuto risposta”.
Nel merito del rapporto tra biblioteche e sicurezza — tema centrale nel post del sindaco — le volontarie e i volontari chiariscono con lucidità il loro ruolo: “Sconfiggere la delinquenza non è nelle nostre capacità né nelle nostre pretese”, ma “i luoghi di aggregazione, di incontro e di cultura aiutano a combattere fenomeni di marginalità e di microcriminalità”. È questo, spiegano, il loro campo: “Ci troviamo più nel nostro elemento a combattere stereotipi e pregiudizi”.
La chiusura è un auspicio: se ora l’amministrazione riconosce l’importanza delle biblioteche, e visto l’interesse dichiarato per il quartiere Gad, “la prossima nuova sede a essere inaugurata sarà la nostra”.
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