Goro. Una storia di disperazione che, per fortuna, si è conclusa con un lieto fine grazie al sangue freddo e al coraggio di due giovani carabiniere della Stazione di Goro. Erano circa le 13 di lunedì quando al centralino dei Carabinieri è arrivata una telefonata concitata: un padre, sconvolto, aveva appena ricevuto un messaggio dal figlio con parole che non lasciavano dubbi: “La voglio fare finita”.
A rispondere è stato il maresciallo Giusy Esposito, comandante della Stazione di Goro, che insieme alla collega, carabiniere Agnese Miselli, non ha perso un istante. Le due militari si sono immediatamente dirette verso l’abitazione indicata dall’uomo.
Giunte sul posto in pochi minuti, hanno scavalcato la recinzione e si sono avvicinate al garage da cui provenivano i primi rantoli del ragazzo. Capendo subito la gravità della situazione, le due carabiniere sono entrate e hanno trovato il giovane appeso a una corda. Senza esitazione, una di loro lo ha tenuto sollevato per evitare che soffocasse, mentre l’altra ha cercato e trovato un coltello, con cui ha tagliato la corda, liberandolo.
In attesa dell’arrivo del personale medico, Esposito e Miselli hanno continuato a prestare i primi soccorsi con lucidità e prontezza, fino a quando il giovane è stato affidato alle cure del 118 e trasportato all’ospedale di Cona. Fortunatamente, non è in pericolo di vita.
L’intervento delle due carabiniere è un esempio concreto del senso del dovere e della vicinanza al cittadino che contraddistingue l’Arma. “Abbiamo solo fatto ciò che era giusto fare. Il nostro dovere è esserci quando qualcuno ha bisogno”, ha dichiarato con semplicità il maresciallo Esposito. Le ha fatto eco la collega Miselli: “Siamo contente che sia vivo. Speriamo che ora possa stare meglio”.
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