Lagosanto
8 Novembre 2025
Sequestri e sei indagati al centro di procreazione assistita dell’ospedale di Lagosanto. Tra le accuse: false cartelle cliniche, impianti mai eseguiti e un’interruzione di gravidanza procurata dopo uno scambio di embrioni

Scandalo alla Pma del Delta: indagini per falsi embrioni e procurato aborto

di Redazione | 2 min

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Lagosanto. Un’indagine della Guardia di Finanza di Ferrara ha colpito il centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’ospedale del Delta di Lagosanto.

I finanzieri del Nucleo economico-finanziario hanno effettuato ispezioni e sequestri di documenti dispositivi informatici, bloccando anche il software “Fertilab”, utilizzato per la gestione dei dati clinici delle pazienti.

Sono sei le persone indagate dalla Procura di Ferrara, tra cui l’attuale responsabile dell’unità operativa, l’ex responsabile del laboratorio, la nuova dirigente dello stesso, la manager della qualità ed embriologa e due biotecnologi. Tutti avrebbero ricevuto perquisizioni anche nelle abitazioni.

L’inchiesta ipotizza una serie di gravi irregolarità: false attestazioni nelle cartelle cliniche, linee guida disattese e documentazione di impianti embrionali mai realmente effettuati. Il responsabile della struttura è inoltre accusato di aver falsamente registrato ecografie mai eseguite e, soprattutto, di aver provocato un aborto nel marzo 2023, ingannando la paziente coinvolta. Secondo le indagini, alla donna sarebbe stato impiantato un embrione appartenente a un’altra paziente; convinta che la procedura fosse fallita, le sarebbe stato somministrato un farmaco abortivo sotto pretesto di una ‘pulizia dell’utero’ in vista di un nuovo tentativo.

Tutti e sei gli indagati devono rispondere anche dell’ipotesi di concorso in omissione di atti d’ufficio e di falso ideologico, per non aver effettuato i controlli di fertilizzazione previsti dopo il prelievo degli ovociti, pur attestandoli come regolarmente svolti.

L’indagine, coordinata dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, si è intrecciata con una recente ispezione del Centro nazionale trapianti, che avrebbe portato nuovi elementi utili agli inquirenti, accelerando i tempi dell’inchiesta.

Sul fronte della difesa, interviene l’avvocato Chiara Campi, legale dei sei indagati: “È ancora molto presto per poter parlare. Siamo in fase di indagini e stiamo attendendo gli sviluppi. Ci siamo comunque già attivati per predisporre una ferma difesa, alla luce delle accuse molto gravi che vengono avanzate e della delicatezza del caso”.

 

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