Si è spento a 84 anni Giovanni Galeone, allenatore della Spal in Serie C1 nel triennio dal 1983 al 1986.
Il tecnico, nato a Napoli il 25 gennaio 1941, è morto nel pomeriggio di domenica 2 novembre a Udine, dove abitava dopo il ritiro ufficiale dal calcio avvenuto il 4 marzo 2013.
Stando a quanto si apprende, il “Profeta” si è spento all’ospedale di Udine, attorno all’ora di pranzo, dove era ricoverato da oltre un mese, dopo che le condizioni di salute erano peggiorate.
Personaggio istrionico e affascinante, capace di far giocare un calcio tecnico e spettacolare, arrivato a Ferrara nel 1983, Galeone creò un gruppo che entrò in simbiosi con la città e riportò entusiasmo nel pubblico allo stadio. Non a caso, la sua Spal resterà una delle più amate dai tifosi biancazzurri, seppur non abbia mai vinto un campionato.
Con i colori biancazzurri, infatti nella stagione 1983-1984, sotto la presidenza di Primo Mazzanti, il tecnico guidò la squadra a un ottimo quarto posto in classifica.
Nella stagione successiva, 1984-1985, riuscì invece a conquistare la salvezza, grazie a una migliore differenza reti sulla Jesina, al termine di una rimonta straordinaria. Quest’ultima coincise con il suo ritorno in panchina alla 13ª giornata, dopo l’esonero avvenuto alla settima per un avvio di campionato disastroso.
Chiuse infine la sua esperienza ferrarese nel biennio 1985-1986, portando la squadra al sesto posto.
La Spal di Giovanni Galeone fu affettuosamente soprannominata – e ancora oggi è ricordata così – “la Spal della Rocchino“, dal nome della celebre discoteca di Cona che ogni domenica sera, dopo la partita, diventava la tappa fissa per il “Galeo” e tutta la squadra. Chi c’era racconta che “il grande Giovanni si scatenava lì ancor più che in panchina”.
Insomma, un altro pezzo di storia biancazzurra che se ne va. Un frammento di un’epoca fatta di calcio vero, di personaggi carismatici e di un entusiasmo genuino che univa la città alla squadra. Che non era solo una squadra di calcio, ma un simbolo di passione, amicizia e leggerezza, di quel modo di vivere lo sport che oggi sembra appartenere a un altro tempo.
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